Madre e figlia morte per avvelenamento: ricina trovata nel sangue e in un capello | isNews
Emergono particolari della nuova indagine per duplice omicidio premeditato aperta dalla Procura di Larino. Tutti i dettagli della svolta investigativa di oggi
CAMPOBASSO. Madre e figlia morte a poche ore di distanza una dall’altra, la ricina che avrebbe causato la morte di Sara Di Vita, 15 anni, e della madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, sarebbe stata individuata nei campioni biologici analizzati nel corso degli accertamenti tossicologici effettuati dall’Istituto ‘Maugeri’ di Pavia e da un centro antiveleni in Svizzera.
Secondo quanto si apprende la sostanza, altamente tossica, è stata rilevata nel sangue di entrambe le vittime e in un capello di Antonella Di Ielsi, deceduta il 28 dicembre all’ospedale ‘Cardarelli’ di Campobasso, il giorno dopo la figlia. La svolta nelle indagini nella giornata di oggi, quando è trapelata la notizia che la Procura di Larino, competente per territorio, ha aperto un nuovo fascicolo di indagine per duplice omicidio premeditato mediante avvelenamento, al momento contro ignoti.
Fascicolo che segue quello aperto per omicidio colposo nell’immediatezza dei decessi dalla Procura di Campobasso, per accertare le responsabilità di cinque medici, tre del Pronto soccorso di Campobasso e due della guardia medica, in medico alla gestione dell’emergenza sanitaria. Sara e Antonella, infatti, erano andate in ospedale più volte, con gravissimi sintomi gastrointestinali, prima che le loro condizioni di salute precipitassero. Fino alla morte, avvenuta dopo il ricovero.
“Se dovessero essere confermate le notizie di queste ore, e non ho motivo di dubitare, la posizione dei medici cambia radicalmente – ha detto in proposito all’Ansa l’avvocato Fabio Albino, legale di uno dei medici indagati – È matematico che seguendo le linee guida per l’intossicazione alimentare il medico non può rendersi conto di trovarsi di fronte a questo tipo di avvelenamento”.
“Posso solo dire che siamo sorpresi, non potevamo mai immaginare una cosa del genere, uno sviluppo di questo tipo. Valuteremo tutto nei prossimi giorni”. Così l’avvocato Paolo Lanese, legale che assiste il fratello di Antonella Di Ielsi. Preferisce invece per ora non commentare l’avvocato Arturo Messere, legale di Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime: “Non commento fino a quando non leggo le carte, mi attengo alle comunicazioni ufficiali”, le sue parole.
Restano da capire movente e responsabilità dei possibili omicidi, così come le modalità con cui la sostanza sarebbe stata reperita e poi ingerita.
“La ricina è letale già a bassissime dosi – ha intanto dichiarato a LaPresse il tossicologo forense dottor Enrico Maria Pagnotta – Si estrae dai semi della pianta di ricino e la procedura di estrazione può avvenire pestando i semi con un mortaio. Non è un’operazione semplice da effettuare, ma per le istruzioni basta consultare il web o interrogare l’intelligenza artificiale”. Elementi di un’indagine che è diventata il caso mediatico del giorno.
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