“Ma non siamo col regime” – Torino Oggi

Un presidio contro la guerra ma non a favore del Regime Iraniano. Gli organizzatori della manifestazione di questa sera, alle 18 in piazza Castello, hanno dovuto puntualizzare quello che dovrebbe essere ovvio, dopo le polemiche degli scorsi giorni.
“Ci hanno detto che essere contro quella guerra significa essere col regime: dobbiamo rifiutare questa dicotomia barbara – ha detto Daniele Mandarano, presidente di Arci Torino -. Si può essere contro quel regime, ed eravamo qui a dimostrarlo, e anche credere che non sia questa la modalità di gestire questa fase”.
“Un mese fa eravamo in piazza contro il regime – ha aggiunto Federico Bellomo, segretario di CGIL Torino – e oggi contro una spirale di guerra che rischia di allontanare la democrazia dall’Iran. Netanyahu e Trump non sono interessati a questo: seguono una logica economica, geopolitica e finanziaria”.
In piazza sindacati, partiti e movimenti di sinistra e sigle legate alle manifestazioni per la Palestina, come il coordinamento Torino per Gaza, CGIL Torino, ANPI, Centro Studi Italia-Cuba, Comitato Vanchiglia Insieme, CUB, Potere al Popolo Torino, ACLI, PC, PCL, Rete dei comunisti, Rifondazione Comunista, Scuola per la Pace, Sinistra Anticapitalista, Volere la luna, Usb Piemonte e SI Cobas.
Brahim Baya, imam della Moschea Taiba e figura di spicco del movimento pro Pal torinese, ha collegato l’intervento in Iran a quello che sta succedendo a Gaza: “È la stessa guerra che il sud subisce da secoli – ha detto – e la Palestina è il laboratorio. È una missione imperialistica e coloniale. In Iraq ci dissero che era per la democrazia e la sicurezza, dove sono dopo 20 anni?”.
Non capisce però la protesta Darà Kamyar, 32enne iraniano residente in Italia da 8 anni. “Vivo qui, pago le tasse e amo l’Italia, ma non capisco la sinistra italiana, noi abbiamo chiesto l’intervento” – dice, in mano la bandiera pre-Rivoluzione Islamica, quella con al centro il leone e il sole. Darà è un ingegnere e fa parte dell’associazione Anahita, ha studiato prima alla Sapienza e poi al Politecnico. Si definisce monarchico e sostiene il principe ereditario Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià, ma pensa che monarchici e repubblicani debbano unirsi per rovesciare il regime degli Ayatollah e poi decidere la forma di governo.
“In meno di 48 ore la Repubblica Islamica ha ammazzato più di 40 mila persone – ha detto – Ogni famiglia iraniana ha perso qualcuno e nessuno è venuto a dimostrare solidarietà in piazza con noi. Ma adesso vengono in strada a dire no alla guerra, a dire no ad attaccare gli Ayatollah. La sinistra italiana non fa attenzione a quello che ci succede, sono molto deluso”.




