Lupi fuori controllo in città, la Regione vuole catturarli. L’Ispra: «Possibile abbatterli»
ANCONA – Quello mannaro della grande tradizione letteraria del Nord Europa, quello cattivo della fiaba dei Fratelli Grimm o, trasfigurato, dello Shining di Kubrick. I lupi che teme il Comune di Ancona, però, sono anche peggio. Perché sono veri, esistono. Si aggirano per le vie della città, dal centro alla periferia.

La lettera
Il termometro di questo disagio, se così vogliamo chiamarlo, è una lettera che Palazzo del Popolo ha inviato lo scorso 19 gennaio alla Regione Marche. Si parla di «segnalazioni via via crescenti, in zone densamente abitate e anche in orario diurno». Una situazione che fa temere che alcuni esemplari siano ormai diventati «stanziali» in città, tanto da spingere il vicesindaco Zinni a chiedere a Palazzo Raffaello «di voler avviare ogni azione utile volta all’allontanamento di tali esemplari». La risposta della Regione è affidata a Giacomo Bugaro, assessore alle Politiche Faunistico-Venatorie. Che apre alla cattura degli esemplari più problematici tramite l’intervento di veterinari e carabinieri forestali, per prevederne poi il rilascio in aree boschive e lontane dalla città. «Abbiamo già scritto al Ministero e all’Ispra per chiedere come procedere. Siamo in attesa che quest’ultimo ci dica come comportarci con gli esemplari segnalati da Ancona, sulle metodologie di cattura e sui luoghi del ricollocamento» spiega. Il Comune, infatti, ha sottolineato come «non andrebbe considerata in nessun caso la possibilità di rilasciarli in aree protette limitrofe alla città di Ancona». Come il parco del Conero. Il lupo, infatti, «può percorrere fino a 80 chilometri in una notte» spiega Piero Genovesi, responsabile del servizio coordinamento fauna dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra). Aggiunge: «Ci sono stati casi nei quali i lupi sono stati spostati e non sono più tornati in città, ma questo rischio c’è». Ed è anche per questo che l’Ispra prevede altre due possibilità legate alla cattura: l’assegnazione di un radiocollare per seguire gli spostamenti dell’animale o il collocamento «in cattività permanente». Qual è la strada migliore? Genovesi risponde: «Noi indichiamo una serie di misure e poi l’amministrazione decide». Nel nostro caso, la Regione.
La legge
Palazzo Raffaello è ora forte di una norma, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 21 gennaio, che recepisce il declassamento del lupo da specie particolarmente protetta a specie protetta. «Ora spetta a noi – interviene Bugaro – la gestione». Integra Genovesi: «Non serve più l’autorizzazione del Ministero, È sufficiente un parere tecnico dell’Ispra, obbligatorio ma non vincolante». Quello che Palazzo Raffaello ha già chiesto, sintomo che si vuole fare sul serio con la cattura. Ci sarebbe, poi, anche la strada dell’abbattimento. «Il Ministero ha prodotto un decreto nel quale ha affidato a tutte le Regioni una prima quota di possibili abbattimenti di lupi confidenti, per le Marche 8» ricorda Bugaro. Anche se «non abbatteremo nessun esemplare prima di aver approvato il Piano regionale di gestione, e non permetteremo mai che si spari in città». Per il Piano e i primi trappolamenti, l’assessore ha già chiesto un iniziale finanziamento di 150mila euro e a breve verrà data la possibilità di chiedere risarcimenti per gli incidenti stradali causati dai lupi, come per i cinghiali. La scelta di come procedere, comunque, non ha ragioni solo tecniche. «Ci sono considerazioni di accettazione sociale e sicurezza pubblica hanno finora reso non praticabile l’abbattimento dei lupi in città» avverte comunque Genovesi. Oltretutto, per agire «occorre una motivazione, quindi che l’esemplare crei danni o rischi per la sicurezza pubblica. E, se possibile, bisogna scegliere sempre metodi non cruenti» conclude l’esperto.




