«L’uomo, lupo all’uomo» nell’analisi di Giuseppe Fedeli
di Giuseppe Fedeli *
L’uomo è fondamentalmente un animale (Ζῷον, in greco antico) stupido. Al contrario degli animali, che obbediscono all’istinto, l’uomo è dotato di pensiero, che non sempre, tuttavia, usa in maniera accorta, e produttiva. E, comunque, in conformità a quelli che sono i suoi bisogni, e, soprattutto, nel rispetto del prossimo. Scusate la franchezza, ma – a parte la presa d’atto della adesione al verbo unico, perché è attorno al pensiero uni-direzionato che l’uomo comune si aggrega-, vedo sempre più individui che si confondono nella massa, sovente eleggendo a leader i teodofori della supponenza. Spostando l’asse del discorso alla (sia pur succinta) analisi sociologica, l’uomo scimmiotta l’altro- da- sé, senza riflettere (che parola grossa!…) se i suoi gesti e le sue azioni corrispondano alla propria volontà e ai propri desideri. Mi spiego. Si lancia una moda e tutti – principalmente i ragazzi, gli adolescenti- acriticamente la seguono, come gregge che punta a una direzione a-topica. L’abbiamo fatto tutti, questo è vero. Ma ai miei tempi, come usa dire, c’era chi, con originalità, si distaccava dal branco, e dal brand, così attirandosi critiche, dalle quali sapeva difendersi, anche se non era facile. L’uomo “medio” aderisce oggi al verbo del leader di turno, o, in alternativa, sdogana un contropensiero, spesso più conformista del conformismo borghese, e non è difficile capire il concetto.
L’animale non uccide i propri simili, non fa del male, a meno che non sia provocato, o vi sia in palio la conquista della femmina. L’uomo, al contrario, in certe circostanze e a date condizioni distrugge il suo simile, e, così facendo, distrugge se stesso e anche l’habitat naturale: sì che la Terra è diventata inospitale, a volte ostile, propriamente per l’azione scellerata dell’uomo, per la sua insaziabile cupidigia. Forse sopravvalutiamo troppo l’uomo. Eccezioni a parte ( ci tengo a sottolinearlo), l’homo sapiens ( con l’uso di un solo “sapiens”…) dovrebbe immergersi in un bagno di umiltà; oppure nelle acque del fiume Lethe, il fiume della dimenticanza, per ritornare alla purezza della tabula rasa (l’”essere” del pensiero al momento della creazione, fatte salve le stratificazioni dell’inconscio collettivo e del Sé), e ri-costruire un mondo vivibile, a misura della natura naturata.
Oggi, chi tira fuori un po’ di pensiero laterale, trasversale, è fuori del coro. E perciò emarginato, in quanto è scomodo (a meno che non si chiami Galimberti, Crepêt, Recalcati e compagnia cantante, dalle cui labbra pendono torme di meri esecutori di claque). Etsi omnes, ego non, è il mio motto: anche se tutti, io no! E non è una posa, ma una vocazione. Plaudo a chi, come me, non arretra davanti alla stupidità, ha il coraggio delle idee. Per quanto, In un mondo di acefali, l’atto che segue la volontà è quasi sempre destinato a rimbalzare su un muro di gomma.
Ma è (solo) dal coraggio di chi pensa che le idee possono fruttificare.
* giudice
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