l’uomo dal fiore in bocca
A 103 anni esatti dal suo debutto, sabato 21 febbraio e domenica 22 al teatro Tempio di Modena è di scena “L’uomo dal fiore in bocca” di Luigi Pirandello, interpretato e diretto da Andrea Ferrari che ne ha curato anche l’adattamento. Era, infatti, il 21 Febbraio del 1923 quando venne rappresentato per la prima volta al Teatro degli Indipendenti di Roma, un teatro d’avanguardia, punto di riferimento per i futuristi dell’epoca.
Il testo, come molti altri di Pirandello, è tratto da due novelle “Caffè notturno” e “La morte addosso” ed affronta il rapporto dell’uomo con la malattia e la morte.
Si tratta di un dialogo che il protagonista cerca ed affronta con un cliente sconosciuto, capitato occasionalmente al bar della stazione ferroviaria del paese, perché ha perduto il treno. Il treno è una delle tante metafore che l’autore offre come spunto per la lettura di quest’opera: come la vita, esso viaggia su binari paralleli dove i cambi di direzione sono decisi da altri: l’uomo, una volta messo sui binari, percorre la propria vita che sente sua, ma basta che giunga una malattia e la direzione può cambiare e dirigersi in un binario morto: la morte è l’unica certezza che l’uomo ha: sappiamo che la morte arriverà per tutti, ma quando si palesa realmente, non si è mai pronti.
Come interessante sono le metafore dello specchiarsi nelle vetrine delle botteghe, oppure della carta da pacco che avvolge un regalo, e lo spago che tiene unito il tutto. Come anche i temporali: tuoni, fulmini sono alla base di questo adattamento, e non a caso, ciò che impaurisce di più, è la loro voce ma, del tutto innocua: i tuoni scuotono dentro, mentre il pericolo vero, le saette, non le si temono, anzi affascinano.
Il finale è affidato ad un altro interessante paragone: un cespuglio d’erba: la lunghezza dei suoi fili corrisponde ai giorni che l’uomo avrà ancora da vivere. Un testo attuale, intenso, toccante, coinvolgente che non mancherà di stupire. Nell’adattamento di Ferrari è stato inserito anche un dialogo della moglie: nell’originale, infatti, la figura femminile è un’ombra e non parla; a lei è affidata la chiusura dell’opera.
Tre interpreti, oltre ad Andrea Ferrari nei panni dell’Uomo dal fiore in bocca: Mario Saverio de Candia che interpreta l’avventore del bar, e Veronica Torre calata nel ruolo della moglie dell’Uomo dal fiore in bocca. Lo spettacolo sarà preceduto da un incontro col regista che introdurrà il testo e spiegherà la costruzione dell’opera.
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Sabato 21 il sipario è alle ore 21 mentre domenica 22 è alle ore 18. Il costo del biglietto è di € 10,00 ed è consigliabile la prenotazione. 
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