L’Università di Torino apre una raccolta fondi per salvare l’ermellino
TORINO – Dai riflettori delle Olimpiadi invernali al silenzio fragile delle Alpi, dove la sua sopravvivenza è sempre più incerta. L’ermellino, scelto come mascotte di Milano-Cortina 2026, diventa oggi simbolo di una sfida concreta: evitare che questo piccolo mammifero alpino scompaia dal nostro territorio. A lanciare l’allarme – e una risposta operativa – è una nuova campagna di crowdfunding che punta a trasformare la visibilità in azione.
L’iniziativa, dal titolo “Dalla mascotte alla ricerca: studiare l’ermellino per proteggerlo”, è promossa da Ermlin Project, un team di giovani biologi della conservazione formatisi all’Università di Torino. L’obiettivo iniziale è raccogliere 15.000 euro per sostenere le attività di ricerca di base, ma il progetto guarda più lontano: sono previsti traguardi progressivi fino a 150.000 euro, cifra che consentirebbe di finanziare un dottorato interamente dedicato allo studio della specie.
L’obiettivo della ricerca
I fondi serviranno a rafforzare il monitoraggio e la conoscenza scientifica dell’ermellino attraverso una serie di azioni concrete: installazione di fototrappole nelle aree alpine, analisi dei dati raccolti, modellizzazione del rischio climatico, ampliamento delle aree di studio e attività di divulgazione. Un lavoro che coinvolgerà anche enti locali e aree protette, con l’obiettivo di costruire una rete di attenzione attorno a una specie ancora poco conosciuta.
Dietro la campagna c’è un’urgenza reale. Secondo i ricercatori, e sulla base di risultati preliminari in attesa di pubblicazione scientifica, l’ermellino potrebbe scomparire entro il 2100 da quasi il 40% delle Alpi italiane. Uno scenario che lo porterebbe a essere considerato a rischio estinzione nel nostro Paese.
Il cambiamento climatico
Il problema principale è il cambiamento climatico, che sta alterando uno dei meccanismi più sofisticati di sopravvivenza dell’ermellino: il mimetismo stagionale. Tradizionalmente, il suo mantello diventa bianco in inverno per confondersi con la neve. Ma con inverni sempre più brevi e poveri di precipitazioni nevose, quel bianco si trasforma in un pericoloso segnale visibile per i predatori. Il risultato è un aumento della vulnerabilità e una riduzione delle probabilità di sopravvivenza.
Si tratta di un fenomeno già osservato in diverse specie alpine e considerato tra gli effetti più critici del riscaldamento globale sugli ecosistemi montani. In questo contesto, la scelta dell’ermellino come simbolo olimpico assume un valore che va oltre l’immagine: racconta la bellezza delle montagne, ma anche la loro fragilità.
La campagna punta anche a coinvolgere direttamente il pubblico, grazie a un sistema di ricompense pensate per avvicinare le persone alla ricerca. Tra queste, la possibilità di adottare simbolicamente un ermellino o seguire da vicino le attività di monitoraggio sul campo.
“Sostenere questa campagna significa trasformare un simbolo in un impegno concreto per la biodiversità”, spiegano i promotori. “Non si tratta solo di studiare una specie, ma di capire cosa sta accadendo alle nostre montagne e agire in tempo”.
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