Lunghe file agli ingressi di mostre e installazioni: ecco come è andata la lunga notte di Art City
Art City Bologna e la sua Art White Night, la notte bianca dell’arte, è stata decisamente un successo in termini di numeri, ma (pare) anche di gradimento. Una lunga serata con orari estesi fino a tardi per musei, gallerie e palazzi, ingressi gratuiti a diverse mostre. Praticamente una missione impossibile trovare un tavolo per cenare senza aver prenotato per tempo (ma senza il rischio di morire di fame). Una città invasa dalla voglia di vedere, di scoprire, di divertirsi. Il tutto all’insegna dell’arte (ovunque) e della bellezza.
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L’ex chiesa senza il tetto: l’attesa più lunga è per San Nicolò
Oltre trecento i luoghi nei quali per questa serata speciale è potuto succedere qualcosa di piacevole: che fosse un’esposizione, un’installazione o una performance. A diventare protagonisti anche negozi e locali nei quali normalmente va in scena tutt’altro: fra le tappe più gettonate sicuramente l’ex chiesa di San Nicolò di San Felice, che ha riaperto eccezionalmente al pubblico dopo anni di chiusura, restituendo alla città uno spazio storico sospeso, in attesa di una nuova forma e di una futura destinazione. La fila e l’attesa non hanno scoraggiato i visitatori, che per tutto il pomeriggio e fino praticamente alla chiusura, hanno atteso pazientemente di visitare l’edificio oggi privo di tetto e aperto al cielo, con il concept: “Art Has No Roof”, appunto.
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Per una sera (e non solo) l’arte è ovunque
Sabato 7 febbraio 2026, per questa nuova edizione della Art White Night, persino le botteghe si sono trasformate in gallerie d’arte: è successo per esempio al negozio Nella Tessuti di via Cesare Battisti, dove era programmata la mostra “Bologna da mangiare” (con cibo e brindisi a volontà): qui l’artista Matilde Baldari, giovane ed eclettica product designer, ha esordito nel mondo della grafica con una serie gustosa dedicata al alcuni innegabili simboli della nostra città. Fra gli appuntamenti belli e un po’ inaspettati quello al Gallery 16 di via Nazario Sauro dove una graphic novel che arriva dalla testimonianza diretta di una violenza, ha trasformato l’urgenza di raccontare e l’orrore del sangue in un confronto diretto grazie a Jacopo Mezzanotte.
E a proposito di mezzanotte, visitatori fino a tardi un po’ ovunque e anche a Casa Saraceni (via Farini, 15), sede di Fondazione Carisbo, dove andava in scena (ed è ancora visitabile) la mostra“Futurismo e ritorno all’ordine”, dedicata alla prima metà del Novecento, con capolavori delle sue Raccolte d’arte e di storia, che mette in dialogo i principali esiti del movimento futurista e la successiva reazione classicista con opere di Marinetti, Balla, Sironi, De Chirico, Casorati e molti altri straordinari artisti delle avanguardie e dei decenni successivi.
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