l’ultimatum delle donne di Villa Santa Maria

Un simbolo in cerca di casa. È la storia della panchina rossa di Villa Santa Maria, iniziativa nata da un gruppo spontaneo di donne che non ha mai trovato collocazione ufficiale in paese. Autofinanziata e acquistata da un gruppo di amiche, la panchina è stata inaugurata il 16 ottobre 2021 ed installata dai promotori su un terreno privato.
Adesso, però, deve essere rimossa e il comitato promotore è tornato alla carica per chiedere al Comune di collocarla in piazza Martiri della Libertà, luogo considerato dignitoso e altamente simbolico. Se entro il 20 dicembre non arriverà una risposta dal Comune, il simbolo contro la violenza di genere verrà inviato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
“Quella della panchina rossa di Villa Santa Maria non è la storia di un semplice arredo urbano, ma di un simbolo di civiltà in cerca di una casa – sottolinea il portavoce del gruppo di donne che ha acquistato la panchina, Mauro Carbonetta – È la storia di un gruppo spontaneo di donne, apartitico e autofinanziato, che dal 2020 lotta perché nella propria comunità venga installato un presidio di memoria ufficiale dedicato alle vittime di femminicidio e di violenza di genere. Tutto ha inizio nell’estate del 2020. Per ovviare alla mancanza in paese di una panchina rossa, il gruppo di amiche si è costituito, ha acquistato a proprie spese l’arredo e ha ottenuto l’autorizzazione all’uso del simbolo ufficiale dagli Stati generali delle donne, aderendo così a una campagna nazionale riconosciuta. L’obiettivo: colmare un vuoto simbolico nella comunità”.
Nonostante la documentazione in regola, la prima formale istanza all’amministrazione comunale ha ricevuto un secco diniego, motivato con la presenza di una panchina rossa già esistente nel giardino pubblico ‘Murata Gigotti’. “Un equivoco sostanziale – spiega Carbonetta in una nota – quella panchina è un elemento di arredo multicolore privo di targhe, cerimonie dedicate o riconoscimento ufficiale come simbolo contro la violenza di genere. La panchina del comitato è invece un monumento civile, un presidio di memoria e impegno”.
Nel 2021 il gruppo ha organizzato un’inaugurazione su un terreno privato. “L’evento, nonostante alcuni errori procedurali tra cui la mancata preventiva autorizzazione comunale per un’affluenza non prevista, divenne una festa della comunità – ricostruisce la vicenda il comitato – con la partecipazione del presidente della Provincia, di associazioni e del parroco. Nessun rappresentante del Comune era presente”.
Sono seguite numerose richieste di chiarimento e alcuni tentativi di dialogo, ma senza una svolta positiva. “Ogni istanza è stata presentata per iscritto e tramite Pec – precisa il comitato promotore – riteniamo che il confronto istituzionale debba svolgersi su atti formali e tracciabili. Nonostante ciò, a tutt’oggi non è seguita alcuna decisione definitiva, mentre dalla stampa si apprendono critiche del sindaco sul metodo e sull’assenza di una formale donazione. Il luogo scelto per collocare definitivamente la panchina è carico di significato: piazza Martiri della Resistenza, dove il simbolo della Resistenza storica si affiancherebbe idealmente alla Resistenza moderna per la libertà e la dignità delle donne, creando un parallelismo potentissimo tra due battaglie per la giustizia e i diritti”.
Ora, per cause di forza maggiore, la panchina deve essere rimossa dalla sede privata che l’ha ospitata finora. Dopo quattro anni di sollecitazioni, questa improvvisa urgenza e l’assenza di risposte concrete hanno spinto il gruppo a un’estrema decisione. Con un’istanza inviata il 5 dicembre, il comitato offre la cessione gratuita definitiva del bene al Comune, a una sola condizione: che l’amministrazione si impegni con delibera ad autorizzarne l’installazione permanente in piazza Martiri della Resistenza e a riconoscerne il valore simbolico.
Il gruppo ha chiesto un riscontro formale scritto entro e non oltre il 20 dicembre 2025. In assenza di comunicazione, il simbolo della panchina rossa sarà fisicamente inviato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Questo gesto estremo, ma ponderato, ha un duplice obiettivo – spiega ancora Carbonetta – scongiurare la rimozione di un simbolo così importante e chiedere l’autorevole intervento del Capo dello Stato laddove l’amministrazione locale non ha voluto o saputo trovare una soluzione. Chiediamo solo un posto dove questo simbolo possa svolgere il suo compito: ricordare, interrogare e ispirare un cambiamento”.
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