Luisa Ranieri: “I genitori troppo protettivi indeboliscono i figli. La prepotenza verso gli insegnanti fa male ai giovani”

La nuova fiction “La preside”, in onda su Rai 1 dal 12 gennaio, racconta la battaglia per la legalità e l’inclusione portata avanti in uno dei territori più difficili del Paese.
La serie, composta da quattro puntate, trae ispirazione dall’esperienza di Eugenia Carfora, dirigente scolastica dell’Istituto Morano di Caivano, che ha trasformato una scuola simbolo di dispersione e degrado in un laboratorio di rinascita civile. Nella finzione televisiva, il personaggio diventa Eugenia Liguori, interpretata da Luisa Ranieri, che descrive la protagonista come “una donna con una grandissima energia, un senso della legalità molto alto. È anche una madre e sa come rapportarsi con i suoi ragazzi”.
Il contesto sociale di Caivano e il ruolo della scuola
Il territorio di Caivano è segnato da un lungo percorso di riscatto. Qui la criminalità organizzata ha lasciato ferite profonde, ma la presenza della scuola e della parrocchia ha rappresentato un presidio di resistenza e rigenerazione. Accanto alla dirigente scolastica, figura anche il parroco don Maurizio Patriciello, impegnato nella lotta contro l’abbandono e l’illegalità diffusa. Gli interventi di riqualificazione urbana hanno restituito nuove prospettive alla comunità locale, dopo anni di commissariamento dell’amministrazione comunale a causa delle infiltrazioni della camorra.
L’analisi di Luisa Ranieri sul rapporto tra scuola e società
Nell’intervista rilasciata a Famiglia Cristiana, Luisa Ranieri estende la riflessione oltre la narrazione televisiva, soffermandosi sul ruolo educativo della scuola contemporanea. L’attrice osserva “una mancanza di movimento: siamo fermi mentre la società intorno cambia” e richiama l’attenzione su un clima in cui “la prepotenza di madri e padri verso gli insegnanti fa male ai giovani, li fa essere troppo protetti”. Dal suo punto di vista, la scuola dovrebbe introdurre programmi più aderenti al presente, con un maggiore spazio alla storia moderna e all’educazione affettiva. Ranieri sottolinea che il contrasto alla violenza di genere passa anche attraverso l’educazione, perché “bisogna rieducare all’empatia e le famiglie da sole non ce la fanno”.
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