Luigi Turra – Diastima: La notazione del silenzio :: Le Recensioni di OndaRock
“Good evening dear Sylvain, I’ve recorded a performance of your score #86. Best regards, L.”
Inizia da qui, nel settembre del 2022, il connubio che vede intersecarsi l’arte per la notazione grafica di Sylvain Chauveau e la pratica sonora di Luigi Turra. Una fusione quasi naturale tra sensibilità affini, entrambe in bilico tra arte visuale e suono. In comune c’è l’approccio profondamente poetico alle rispettive materie, l’eleganza del gesto minimo, il valore attivo della pausa quale spazio d’attesa significante.
Nessuna delle due componenti punta a definire un vettore narrativo concluso, agendo piuttosto quale traccia orientata ad attivare una risposta emozionale. È in questo che i due percorsi coincidono, nell’intento di offrirsi quale coordinata sensoriale alla quale reagire. Linee, punti, geometrie nette, occasionali appunti a corredo diventano lo stimolo dal quale prendono le mosse tessiture elettroacustiche votate alla riduzione. È il territorio d’elezione di Turra, fatto di frammenti, bordoni, sferzate e soprattutto silenzio. Un substrato che è tattile, non solo nel risuonare del legno e del metallo, ma anche quando emergono stille strumentali e il calore della voce.
Una combinazione fatta soltanto di ciò che è indispensabile, concentrata nel lasso di pochi secondi o estesa per oltre un quarto d’ora. Al suo interno si incastrano alla perfezione alcuni contributi esterni, nello specifico l’elettronica di Vittorio Guindani, il clarinetto di Pierre Gerard e i campioni di pianoforte dello stesso Chauveau. Rimarchevole è la veste fisica del lavoro – un elegante libretto che contiene nella sua ultima pagina il CD – curata dalla 901 Editions di Fabio Perletta. L’insieme dell’opera concorre alla creazione di un ambiente visivo-aurale immersivo che chiede soltanto presenza.
Non rimane che entrare, sedersi ad osservare il suono immaginando paesaggi possibili.
04/06/2026
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