L’UE reagisce all’attacco contro l’Iran: crisi e tensioni crescenti
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – Ancora una volta le scelte unilaterali del presidente americano Donald Trump complicano i rapporti tra i Ventisette. Era già successo in occasione degli interventi militari in Venezuela o in Siria. Anche l’attacco contro l’Iran è fonte di incertezza tra i paesi membri, che ieri si sono riuniti in emergenza a livello di ministri degli Esteri per fare il punto della situazione e pubblicare un (sofferto) comunicato di reazione alla nuova crisi in Medio Oriente.
«Chiediamo la massima moderazione, la protezione dei civili e il pieno rispetto del diritto internazionale, compresi i principi della Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale umanitario – si legge nella dichiarazione dell’Alta Rappresentante Kaja Kallas pubblicata ieri sera -. L’Unione europea continuerà a contribuire a tutti gli sforzi diplomatici volti a ridurre le tensioni e a trovare una soluzione duratura per impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari».
In precedenza, l’Alta Rappresentante aveva in un messaggio su X affermato che la morte del leader supremo Ayatollah Ali Khamenei è «un momento decisivo nella storia dell’Iran». L’ex premier estone aveva poi spiegato: «Il futuro è incerto. Ma ora c’è una strada aperta verso un Iran diverso, un Iran che il suo popolo potrà plasmare con maggiore libertà». A molti le parole della signora Kallas sono sembrate appoggiare un cambio di regime a Teheran.
Alcuni paesi membri guardano invece al cambio di regime con molta cautela. Temono il vuoto di potere, come è accaduto in altre occasioni passate. Spiccano gli esempi di Irak e Afghanistan. Il comunicato di ieri sera, in tutto una pagina, mette l’accento sulle responsabilità dell’Iran e sorvola per molti versi sulla natura degli attacchi israelo-americani. Viene sottolineata l’urgenza di rimpatriare i connazionali – molti presenti nella regione per via delle vacanze scolastiche in Europa.
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