L’UE ordina a Google di aprire Android a ChatGPT e Claude: Gemini non sarà più solo
La Commissione Europea ha emesso il 16 luglio un ordine preciso a Google: ChatGPT, Claude e gli altri assistenti AI devono ottenere su Android lo stesso livello di accesso che oggi è riservato in esclusiva a Gemini. Il provvedimento arriva dal Digital Markets Act, il regolamento europeo che vieta alle grandi piattaforme di favorire i propri servizi su infrastrutture che controllano.
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Non è la prima volta che l’UE prende di mira le asimmetrie tra assistenti AI sui sistemi operativi mobili: qualche mese fa era toccato ad Apple, con esiti diversi. Ma di questo parliamo dopo.
Nel dettaglio, Google dovrà permettere alle app AI concorrenti di rispondere ai comandi vocali con le stesse modalità di Gemini, inclusi i trigger vocali tipo wake word (in stile Ok Google per intenderci). Non solo: dovrà consentire loro di completare operazioni su tutto il dispositivo, incluse altre app e processi in background, e di accedere al contesto proveniente da sensori e applicazioni, esattamente come fa Gemini oggi per offrire suggerimenti proattivi.
L’accesso si estende anche all’hardware e ai modelli AI on-device, risorse che fino ad ora erano territorio esclusivo di Gemini. Google ha tempo fino al 1° agosto 2027 per implementare tutto questo.
Google non ha accolto la notizia con entusiasmo: ha già avvertito che queste modifiche mettono a rischio la privacy e la sicurezza degli utenti. Un argomento che sentiamo spesso in questi casi, e che va preso con le pinze: spesso è più un argomento negoziale che una preoccupazione tecnica reale.
Apple ha seguito un percorso opposto. Le stesse regole di interoperabilità del DMA avrebbero richiesto ad Apple di aprire Siri e iOS agli assistenti AI concorrenti, ma dopo mesi di trattative con proposte alternative tutte respinte dai regolatori, Siri AI non sarà inclusa in iOS 27 al lancio nell’UE, senza una data certa per l’arrivo. Come avevamo già raccontato, Tim Cook ha incontrato i funzionari UE senza sbloccare la situazione.
Google invece ha scelto di costruire l’accesso anziché togliere le funzioni dalla regione.
Per gli utenti Android in Europa, nell’immediato non cambia nulla: Gemini mantiene il suo vantaggio fino alla scadenza del 2027. Ma il conto alla rovescia è partito.
La conseguenza più interessante riguarda la libertà di scelta: chi usa già ChatGPT o Claude potrà eventualmente sfruttarli con lo stesso livello di integrazione profonda che oggi è appannaggio di Gemini, senza dover migrare all’assistente di Google. Detto questo, quella profondità di integrazione non sarà necessariamente gratuita: alcune delle funzioni più avanzate di Gemini, come l’automazione dello schermo, sono già legate a livelli di abbonamento. ChatGPT e Claude, se costruiranno funzioni equivalenti, probabilmente faranno lo stesso.
C’è però una variabile che potrebbe cambiare le carte in tavola: i modelli AI cinesi come DeepSeek, Kimi e MiniMax costano da dieci a cento volte meno da gestire rispetto a Gemini, ChatGPT o Claude.
Se otterranno lo stesso accesso ad Android, potrebbero offrire funzionalità simili a una frazione del costo di un abbonamento standard. Se succederà davvero è ancora tutto da vedere, ma Google non potrà più essere l’unico a decidere.
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