Cultura

Lucinda Williams – World’s Gone Wrong

Sono rimasti forse solo Bruce Springsteen e Lucinda Williams di recente a contrapporsi con le parole, la musica alla progressiva decadenza dell’America. Williams lo fa con un disco, il sedicesimo,  che mette al centro gli esseri umani, storie taglienti come lame e un titolo che riprende il quasi omonimo album di Bob Dylan del 1993 (“World Gone Wrong”).

Credit: Press

“World’s Gone Wrong” prodotto da Ray Kennedy e Tom Overby è molto diverso da “Stories From A Rock N Roll Heart” ed è un disco che rivendica il diritto alla libera opinione. Bittney Spencer accompagna Lucinda Williams nella title track, storia di una coppia (lei infermiera lui vende macchine) che vede il futuro sempre più nero, e in “Something ‘s Gotta Give” in un incontro tra voci che trovano subito il giusto feeling.

“Low Life” è vero lavoro di gruppo e vede la partecipazione dei Big Thief  alla scrittura di un brano che cerca rifugio nei bar tanto cari al Boss, quelli col jukebox. Rabbiosa “How Much Did You Get For Your Soul” attacco non così velato all’America dei tecnocrati di Trump, uno dei brani più politici insieme a “Punchline” e “Freedom Speaks”.

“So Much Trouble In The World” cover di Bob Marley con Mavis Staples è un omaggio e un monito, altro incontro di voci amiche. “Black Tears” ispirata da Langston Hughes e “Sing Unburied Sing” che prende il nome dal titolo del romanzo di Jesmyn Ward  (“Canta Spirito Canta” nella traduzione italiana) rileggono pagine di letteratura americana traendone l’ispirazione per andare avanti.

“We’ve Got Too Far To Turn Around” con Norah Jones è un’esortazione a non rassegnarsi, che chiude l’album chiedendo di far qualcosa prima che sia troppo tardi. La voce dylaniana di Lucinda Williams, il suo attivismo che con il passare del tempo si è rafforzato, gli arrangiamenti diretti, essenzialmente rock con innesti soul e blues rendono “World’s Gone Wrong” un disco consapevole e riuscito, ribelle e senza paura.


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