Luce e gas, stangata da 116 milioni per le piccole imprese manifatturiere calabresi
Il futuro dell’impresa in Italia si muove tra le dune. Nello scacchiere che mette insieme distretti, officine e piccole botteghe artigiane, si spalanca una pericolosa crepa che rischia di trasformarsi in macigno. L’Italia resta la seconda potenza manifatturiera d’Europa, ma è anche il Paese che più di ogni altro affida la propria forza produttiva alle micro e piccole imprese. Sono quasi un milione e 853 mila gli addetti nelle Mpi manifatturiere, il 20,9% del totale europeo. In Calabria, gli occupati dell’artigianato sono 53.301, equamente distribuiti tra lavoratori dipendenti (26.646) e indipendenti (26.655). Gli artigiani rappresentano quasi un quinto (18,7%) dell’intera forza lavoro regionale e contribuiscono al 6,4% del valore aggiunto della Calabria e all’1,8% di quello nazionale: un comparto vitale per l’economia del territorio. Realtà che rappresentano il motore della competitività. Ma è proprio nel recinto delle Mpi che il costo dell’energia diventa una zavorra. Nel primo semestre del 2025 le imprese di minore dimensione hanno pagato l’elettricità 28,46 centesimi di euro al chilowattora, il 24,3% in più rispetto alla media dell’Unione europea. Nessun altro grande Paese manifatturiero registra prezzi così elevati.
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