Luca Telese chiude la campagna referendaria: ‘No’ per difendere la Costituzione e l’autonomia della magistratura (VIDEO) | isNews
Il giornalista, che si è schierato dal primo minuto contro la riforma voluta dal Governo, ha trovato un filo conduttore tra il momento che l’Italia sta vivendo e il cosiddetto ‘Processo farsa’ per l’omicidio Matteotti
di CARMEN SEPEDE
CAMPOBASSO. ‘Fino all’ultimo no’, Luca Telese a Campobasso per l’appuntamento conclusivo della campagna referendaria condotta in Molise dai partiti e dai comitati schierati per il ‘No’ al Referendum.
La venticinquesima tappa di una mobilitazione che ha toccato i luoghi simbolo della regione, quella che si è svolta questo pomeriggio nella sala consiliare della Provincia di Campobasso. Grande partecipazione e tante presenze a un evento che ha scelto come suo volto simbolo un giornalista che si è schierato dal primo minuto e non ha usato mezzi termini per definire la riforma voluta dal Governo.
“Siamo tutti cittadini e la Costituzione è come se fosse il regolamento di condominio – le parole di Telese – ma se si cambiano le regole si modificano i pesi e i contrappesi e non è più la stessa casa. Hanno provato a dire che non cambiava nulla e non c’era nessun intento persecutorio. Ma poi la campagna elettorale è diventata una specie di tiro a segno contro i magistrati definiti “cattivi, imbroglioni, correntizi”, da privare dell’autonomia di autogoverno prevista dalla Costituzione, cosa che rompe i contrappesi che i Costituenti hanno realizzato. Il quorum per l’elezione del presidente della Repubblica viene cambiato con la legge elettorale, così come il quorum per l’elezione dell’Alta corte di disciplina, che giudicherà i magistrati, in cui il peso dei politici aumenta e il peso specifico dei magistrati si riduce con un sorteggio taroccato: da un lato un magistrato scelto tra ottomila, magari anche l’ultimo arrivato, che si ritrova davanti cinque politici sorteggiati tra politici selezionati”.
L’Italia con la riforma della giustizia sta vivendo un momento chiave. Che Luca Telese ha voluto paragonare a un evento lontano nel tempo, trovando un filo conduttore con il cosiddetto ‘Processo farsa’ agli autori dell’omicidio Matteotti, del quale il 16 marzo a Chieti si sono celebrati i cento anni, con una rievocazione suggestiva svolta nell’aula del Tribunale dove nel 1926 si svolse il procedimento.
“Fu un processo ‘tarocco’ – ha ricordato Telese – che assolse i carnefici di Matteotti e il mandante Benito Mussolini, che come spiegano i documenti dovette lavorare ossessivamente per tre mesi, perché il regime liberale che il Fascismo stava divorando sopravviveva con le sue regole. Quindi per cambiare quelle regole e arrivare a quell’assoluzione servivano piccole amnistie, provvedimenti disciplinari, trasferimenti. Proprio quello che farà l’Alta corte. Per pilotare una sentenza devi prendere uno straordinario magistrato, come era nel Processo Matteotti Mauro Del Giudice, un uomo del 1857, liberale puro che non si sarebbe piegato a nulla e devi sbatterlo a Catania, come fece il Fascismo. Questo è quello che è già accaduto, non ripetiamolo”.
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