Louis Dassilva a processo per l’omicidio di Pierina Paganelli. Prima udienza 15 settembre
Sarà la Corte d’Assise a giudicare Louis Dassilva, il 36enne di origine senegalese accusato dell’omicidio volontario aggravato di Pierina Paganelli, la pensionata di 78 anni uccisa con 29 coltellate il 3 ottobre 2023 nel garage del condominio di via del Ciclamino, a Rimini. Lo ha deciso il giudice dell’udienza preliminare (Gup) Raffaele Deflorio, che ha accolto la richiesta della Procura disponendo il rinvio a giudizio. L’apertura del processo è fissata per il 15 settembre 2025, alle ore 9.30.
Si chiude così una fase preliminare lunga e complessa, rinviata e aggiornata per ben tre volte, segnata dalle eccezioni sollevate dalla difesa dell’imputato — rappresentata dagli avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi — e caratterizzata da un intricato intreccio di relazioni personali e motivazioni ancora tutte da chiarire.
Il contesto: un delitto in un condominio tranquillo
Il delitto ha scosso l’intera comunità di Rimini. La signora Paganelli era molto conosciuta nel quartiere: vedova, riservata, praticante dei Testimoni di Geova, partecipava regolarmente agli incontri religiosi e conduceva una vita semplice. La sera del 3 ottobre 2023, di ritorno da uno di questi incontri, è stata brutalmente aggredita e uccisa nel sottoscala che collega il suo appartamento al garage condominiale.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’assassino l’avrebbe attesa nascosto tra le ombre del seminterrato, colpendola con furia inaudita. Ben 29 coltellate, inferte con precisione e crudeltà, che non hanno lasciato scampo alla donna. A ritrovare il corpo, poco dopo le 22, è stata Manuela Bianchi, nuora della vittima.
Le accuse: premeditazione e crudeltà
L’indagine, coordinata dal pubblico ministero Daniele Paci e condotta dalla Squadra Mobile di Rimini, ha portato all’arresto di Dassilva otto mesi dopo il delitto, il 16 luglio 2024. Per l’accusa, il movente del gesto sarebbe legato a una relazione extraconiugale tra Dassilva e la stessa Manuela Bianchi, relazione che la suocera Pierina avrebbe scoperto e che, rivelandola, avrebbe potuto distruggere il matrimonio dell’uomo con Valeria Bartolucci, figlia della vittima.
Il quadro accusatorio è pesante: omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà, dai futili motivi, dall’aver agito in orario notturno e approfittando della vulnerabilità della vittima. Gli inquirenti ritengono che l’imputato abbia agito per proteggere sé stesso, il proprio matrimonio e la sua amante dalle conseguenze sociali e familiari della scoperta.
Dassilva ha sempre respinto ogni accusa, professando la propria innocenza e negando di trovarsi sulla scena del crimine. I suoi legali definiscono il quadro probatorio come “da verificare a fondo nel dibattimento”.
Le prove: intercettazioni, biglietti e un audio inquietante
Tra i principali elementi a carico di Dassilva figura il racconto di Manuela Bianchi, che ha parlato durante un incidente probatorio svolto oltre un anno dopo i fatti. La donna, inizialmente iscritta nel registro degli indagati per favoreggiamento personale, ha ammesso di aver incontrato l’amante la mattina del ritrovamento del cadavere. Secondo quanto riferito, Dassilva le avrebbe detto cosa fare e cosa dire ai soccorritori. La difesa ha chiesto la nullità dell’interrogatorio, contestandone la validità, ma il giudice non ha accolto l’istanza.
Le indagini hanno anche svelato una fitta corrispondenza tra i due amanti. Biglietti d’amore venivano nascosti all’interno di una grata del garage — lo stesso luogo dove è stato ritrovato il corpo della Paganelli. Secondo la Procura, questa “corrispondenza clandestina” sarebbe proseguita persino nei mesi successivi all’omicidio.
Un altro tassello importante è rappresentato dall’audio registrato da una telecamera di sorveglianza nei pressi del garage. Pur non riprendendo immagini nitide, il microfono del dispositivo ha catturato voci e rumori compatibili con l’aggressione. Gli inquirenti ritengono che una delle voci registrate corrisponda a quella di Dassilva, ma la difesa contesta l’attendibilità della perizia fonica.
Infine, una conversazione registrata nella sala d’attesa della questura poche ore dopo l’omicidio ha destato particolare attenzione: “Dimmi che non abbiamo nulla da temere”, avrebbe sussurrato Manuela a Louis. Per la pubblica accusa, un’ulteriore conferma del legame tra i due e della loro comune preoccupazione.
Le parti civili: i figli chiedono giustizia
I figli di Pierina Paganelli, rappresentati dagli avvocati Monica e Marco Lunedei, si sono costituiti parte civile. «Abbiamo chiesto il rinvio a giudizio in ragione del grave quadro indiziario a carico di Dassilva — hanno dichiarato —: oltre 35 elementi supportano l’accusa, inclusa la testimonianza della signora Bianchi, avvalorata da numerosi riscontri oggettivi».
Sul versante della difesa della Bianchi, l’avvocata Nunzia Barzan — che assiste la donna insieme al consulente tecnico Davide Barzan — ha sottolineato come Manuela, pur non essendosi costituita parte civile, “prenda atto della decisione del Gup e rinnovi piena fiducia nella giustizia”.
Secondo l’accusa, Dassilva avrebbe agito con lucida determinazione, scegliendo un orario in cui la vittima era sola, nel sottoscala scarsamente illuminato. Una dinamica che sarebbe compatibile con una pianificazione dell’omicidio.
La difesa: “Tanti punti oscuri da chiarire”
Dall’altra parte, i legali dell’imputato sottolineano come il procedimento presenti numerose zone d’ombra. «Il rinvio a giudizio era un esito prevedibile in questa fase — ha commentato l’avvocato Andrea Guidi — ma ora si apre il dibattimento, dove tutte le circostanze andranno valutate in profondità. Ci sono ancora molti aspetti controversi da chiarire».
Lo stesso Dassilva, detenuto nel carcere dei Casetti di Rimini, a breve completerà un anno di carcerazione preventiva, un periodo durante il quale ha sempre mantenuto una posizione di totale estraneità ai fatti.
Il processo
La prima udienza è fissata per il 15 settembre 2025. Il procedimento si annuncia lungo e complesso. Resta da capire se Manuela Bianchi sarà chiamata a testimoniare in aula e se la sua versione sarà confermata o smentita sotto giuramento.
Nel frattempo, la città di Rimini e l’Italia intera resta in attesa di conoscere la verità su un delitto che ha sconvolto il Paese. Un omicidio consumato nell’ombra di un garage condominiale, ma che ha fatto emergere una rete intricata di relazioni personali, silenzi e segreti. Tutto sarà ora oggetto di vaglio da parte della Corte d’Assise, chiamata a fare piena luce su una delle pagine più oscure della recente cronaca giudiziaria locale.
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