Los Domingos | Indie For Bunnies
Questo mi sa che una data d’uscita italiana per fortuna la tiene, intorno al prossimo aprile mi pare d’aver visto.
E’ il film che, molto a sorpresa, ha sconfitto “Sirat” ai Goya (l’equivalente dei nostri David) aggiundicandosi il premio per il migliori film – oltre ad altri tra i quali miglior attrice protagonista e miglior regista. E’ uno di quei film tutti storia e intepretazioni, con la messiscena sobria e la regia rigorosa. Una scelta che sembra dettata dal rispetto verso il tema.

“Los Domingos” è infatti un coming of age al femminile, dove però la scoperta di se stessa della diciassettenne Ainara (un’incredibile Blanca Soroa) concide con quella di Dio e quindi con la bizzarra idea di farsi monaca di clausura. Bizzarra soprattutto per l’intransigente e ingerente zia progressista Maite (un’insopportabile Patricia Lopez Arnaiz), spaventosa ma da trattare con delicatezza per il papà Iñaki (Miguel Garces). I due creano quasi un dualismo tra dogmatismo (che non deve essere per forza di cose quello religioso) e amorevole inclinazione alla compresione.
Questo è pressappoco quello che succede intorno ad Ainara, con l’aggiunta ovviamente dei personaggi monastici – tra i quali spicca la madre priora (Nagore Aramburu, premiata ai Goya come miglior attrice non protagonista). Il cuore del film è però per forza di cose quello che succede dentro Ainara, incredibilmente trasmesso dalle espressioni tormentose e dagli occhi della Soroa. Il dramma della vocazione che sembra proprio non voler arrivare nella scena madre del film quindi, ma anche la tentazione di cedere ai desideri del corpo adolescente nella scena in cui il coro di cui fa parte intrepreta (meravigliosamente) “Into My Arms” di Cave.
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