L’omicidio dei coniugi Bruno a Squillace, ci sono altri due arresti: Nicolino Grande Aracri e Salvatore Abbruzzo
Nicolino Grande Aracri come capo crimine delle province di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, dopo aver tentato in alcuni summit di dirimere gli attriti tra i clan del territorio della provincia di Catanzaro, avrebbe autorizzato l’omicidio di Giuseppe Bruno in cui rimase coinvolta anche la moglie Caterina Raimondi.
È quanto sostiene che la Dda di Catanzaro che ha chiesto e ottenuto la misura cautelare in carcere per il mammasantissima di Cutro e per Salvatore Abbruzzo esponente del clan di Borgia che invece, secondo l’accusa, dopo aver partecipato alla fase deliberativa del delitto sarebbe stato presente al momento dell’agguato la sera del 18 febbraio 2013, a Squillace. Risulta indagato anche il collaboratore di giustizia Sandro Ielapi che ha riferito di essere stato presente al duplice omicidio. Per lo stesso delitto è già a processo Francesco Gualtieri, detto Ciccio, 43 anni ritenuto l’autore materiale.
I sospetti su Bruno
Secondo la ricostruzione accusatoria il movente dell’omicidio sarebbe da individuare nel fatto che Giuseppe Bruno, oltre a non aver ottemperato all’ordine impartito da Grande Aracri di espandere la propria competenza territoriale, era sospettato di avere sottratto denaro destinato al sostentamento dei familiari dei sodali detenuti.
I summit del 2012
L’omicidio sarebbe stato deliberato durante alcuni summit svolti nel 2012. Gli inquirenti in quel periodo erano riusciti a piazzare una micropsia nella tavernetta di casa del boss di Cutro ascoltando così in presa diretta i dialoghi tra esponenti di diverse cosche di ‘ndrangheta. nell’agosto del 2012 lo stesso Bruno avrebbe partecipato a una riunione sulla spartizione del territorio Soveratese. In quella discussione sarebbero emersi alcuni problemi legati alla gestione dei proventi estorsivi da parte di Bruno. Altro dato emergente riguardava la prudenza dimostrata da Bruno in merito alla possibilità che gli veniva offerta direttamente da Grande Aracri di allargare la sua competenza territoriale anche sulla zona di Soverato.
La vittima voleva evitare il “conflitto”
L’esponente di Vallefiorita si sarebbe mostrato restio a “rischiare” di entrare in conflitto con altri gruppi criminali, nonostante il beneplacito e l’aiuto offerto dallo stesso Grande Aracri che puntava a controllare tutta la costa ionica da Cutro fino a Soverato. Proprio in questo frangente sarebbe emersa la figura di Salvatore Abbruzzo come soggetto soggetto idoneo ad assumere la gestione degli affari illeciti nella zona d’interesse e soprattutto ad assecondare le mire espansionistiche del mammasantissima di Cutro. A ottobre in un altro summit, senza la presenza di Bruno, sarebbe iniziata a farsi strada l’idea di eliminare Bruno. Grande Aracri avrebbe mostrato all’inizio una posizione più attendista ritenendo che fosse opportuno concedere. ulteriore tempo.
Il tranello e la sentenza di morte
Il boss avrebbe quindi consigliato ai presenti di incontrare l’interessato per meglio chiarire la situazione, andando all’appuntamento «preparati in un certo modo». Al termine del summit si sarebbe deciso di consegnare del denaro a Giuseppe Bruno affinché lo consegnasse ai familiari dei detenuti. Qualora i contanti non fossero arrivati a destinazione il gruppo di fuoco sarebbe entrato in azione. Grande Aracri, secondo la ricostruzione della Dda, avrebbe usato l’espressione “fumare”, alludendo al fatto che Bruno dovesse essere ucciso e accompagnando la frase mimando il gesto di pulirsi le mani e, quindi, togliersi di mezzo l’infedele.
A distanza di quattro mesi da quella riunione, il 18 febbraio 2013, Bruno e sua moglie sono stati brutalmente uccisi a colpi di mitra Ak47. A dare sostegno al dato intercettivo ci sono anche le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. In particolare Sandro Ielapi, 49 anni, ritenuto il referente della criminalità organizzata su Girifalco. ha dichiarato agli inquirenti di aver partecipato all’agguato assieme a Francesco Gualtieri, già rinviato a giudizio e attualmente sotto processo. Il pentito ha fatto il nome di altre persone che li avrebbero accompagnati sul luogo del duplice omicidio e poi ripresi in una zona di campagna vicino Vallefiorita. Tra questi proprio Salvatore Abbruzzo raggiunto ieri dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
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