Liguria

Lombardo: “Credo che a Mancini piacerebbe tornare in Nazionale, così come alla Sampdoria. Io? Vorrei finire qua la carriera”


Genova. Attilio Lombardo ha parlato in conferenza stampa all’antivigilia della sfida della sua Sampdoria contro l’Empoli, definita come “la prima di sei finali”. Il tecnico blucerchiato ha risposto alle domande sulla situazione in casa blucerchiata, tra le prospettive per questo finale di stagione e le condizioni dei giocatori più “acciaccati”, per poi spostarsi sul tema della settimana: la mancata qualificazione al mondiale della Nazionale, la terza consecutiva. Lombardo promuoverebbe un eventuale ritorno di Roberto Mancini come commissario tecnico, con il quale ha vinto l’europeo. Poi il suo desiderio personale: “Vorrei chiudere la mia carriera alla Sampdoria”.

Rispetto a quella dello scorso campionato, questa Sampdoria ha una forza collettiva superiore?

Mi diventa difficile capirlo. Gli interpreti sono diversi: c’è qualcuno che ha partecipato l’anno scorso sia alla disfatta sia poi alla salvezza ai play-out, ma stabilire se questa squadra sia superiore a quella dell’anno scorso non è semplice. Posso dire con certezza che abbiamo avuto dieci giorni in cui abbiamo lavorato molto bene. Non mi faccio ingannare dal lavoro svolto in allenamento, ma sono contento di aver visto i ragazzi lavorare con entusiasmo e bene anche dal punto di vista fisico. Poi è chiaro che la partita è diversa da quello che si analizza durante la settimana. Ci sono delle similitudini, sì, ma non posso guardare indietro perché non sempre le similitudini diventano realtà. Io penso partita per partita, come ho sempre detto anche quando sono arrivato qui la prima volta: step by step. Oggi penso solo alla prima delle sei finali che dobbiamo giocarci. Lo ripeto: visto che ci sono due punti di differenza è una partita fondamentale per il nostro futuro. Non guardo quello che potrà succedere sugli altri campi. Ho chiesto ai ragazzi di accendere la centralina e di non spegnerla più fino al 9 maggio. Dobbiamo essere concentrati 24 ore su 24: forse non bastano nemmeno, ma questo deve essere lo spirito. La disponibilità che mi hanno fatto vedere in campo mi auguro che possano portarla lunedì a Marassi contro l’Empoli.

Hai parlato di passo dopo passo. Tu, tra l’altro, nelle prime tre partite eri un po’ sotto esame e poi ti sei guadagnato la conferma in panchina

Dare continuità sicuramente mi fa grande onore. Porto con me la consapevolezza di metterci la faccia e di prendermi qualche rischio, ma fa parte della mia vita. È sempre stato così: ovunque io abbia giocato o allenato mi sono sempre preso le responsabilità. Questo è un rischio che mi prendo con grande onore, sapendo che siamo comunque in una situazione borderline. La classifica non è migliorata in maniera definitiva dopo le mie tre partite: qualcosa è migliorato, ma non abbastanza. Vorrei che si arrivasse a migliorare definitivamente questa situazione. Ci sarà grande attenzione e grande passione per raggiungere l’obiettivo. Però l’obiettivo adesso è lunedì. Uno potrebbe dire che ci salveremo, ma non ho la consapevolezza per dirlo con certezza. Ho però la consapevolezza che i ragazzi hanno la centralina accesa e mi auguro di non sbagliarmi.

Dal primo momento hai parlato di senso di appartenenza e di furore agonistico. Hai avuto dieci giorni per lavorare senza partite: come hai trovato la squadra?

La partita di lunedì è estremamente importante. Ribadisco che la squadra ha lavorato forte. Quando dico bene, intendo bene e forte. Abbiamo sfruttato questo periodo di pausa per mettere ancora più benzina nel fisico dei ragazzi e provare tante situazioni. Ho visto molta disponibilità e molta gente fare fatica, e quando si lavora tanto secondo me è un bene. Vale sia per i giovani sia per chi ha superato una certa età. Lavorare nella fatica ti permette poi di avere più lucidità in partita. Le partite sono tutte fondamentali, non solo per noi ma anche per le altre squadre. Mi aspetto dalla squadra la stessa cosa che mi aspettavo contro Avellino, Carrara e Venezia: grande cuore e grande determinazione. Non devono mai mancare le palle, lo dirò fino allo sfinimento. Se una squadra ha le palle può raggiungere più facilmente il suo obiettivo.

A livello fisico ci sono stati problemi negli ultimi giorni

Abildgaard è totalmente recuperato. Avevamo recuperato anche Henderson, ma durante la settimana è scivolato senza contrasto e ha avuto di nuovo un problema al ginocchio, che era già sofferente. Oggi ha fatto una prova a parte e domani riproverà. Non so dire se sarà disponibile: siamo 50 e 50. Non nascondo che potremmo non averlo, ma non mi sono mai lamentato dei giocatori che ho a disposizione. In campo andranno undici giocatori, come farà anche l’Empoli. L’importante è che tutti sappiano cosa devono fare. Abbiamo anche giocatori rientrati dalle nazionali: qualcuno ha giocato poco, ma questo gruppo con entusiasmo ed energia positiva può fare una buona prestazione. Io chiedo atteggiamento e approccio giusto alla gara.

Hai già deciso modulo e formazione?

Abbiamo le idee abbastanza chiare. Sul modulo ci stiamo ancora ragionando, ma ho uno o due dubbi su qualche giocatore, più che altro per questioni di ruolo. Io voglio avere il coraggio di giocarmi tutte le carte della rosa. Non faccio distinzione sui nomi: guardo molto gli allenamenti. Abbiamo lavorato con grande intensità e mi auguro che i ragazzi la portino anche in campo.

Coda ha giocato poco ultimamente: come sta?

Massimo avrà la sua occasione lunedì. Sa benissimo che deve darci una grande mano. È un attaccante che deve essere servito in modo diverso rispetto ad altri come Brunori o Soleri. A Coda chiederò sacrificio in fase difensiva, ma soprattutto di stare vicino alla porta. Per un giocatore con il suo senso del gol è inutile portarlo lontano dall’area. I compagni dovranno metterlo nelle condizioni giuste. Può essere una parte determinante della partita e mi auguro che faccia una grande prestazione.

Su Esposito invece?

Era in crescita quando è arrivata l’espulsione a Carrara. Poi c’è stata la sosta e ha perso continuità. Ho parlato con lui questa settimana: il calcio è semplice e lui deve giocare con più semplicità. A volte si innamora di alcune giocate. Deve usare le sue qualità, ma in funzione della squadra. Anche lui è una valutazione che farò fino all’ultimo, considerando che c’è anche Matteo Ricci, che oggi si è allenato bene dopo qualche problema.

State lavorando anche sui calci piazzati?

Sì, perché una buona parte delle partite si decide anche sulle palle inattive. Abbiamo lavorato molto sui tempi di inserimento e su dove deve cadere la palla. In passato i nostri calci d’angolo erano spesso bassi o intercettabili. Ora la palla cade dove deve cadere. Pierini è molto bravo sulle punizioni e sui corner, ma anche Ricci ed Esposito lo sono. Poi sta ai giocatori attaccare la porta con i tempi giusti.

Un commento sulla Nazionale e sul possibile ritorno di Roberto Mancini

Non mi aspettavo la terza mancata qualificazione ai Mondiali. Mi dispiace per chi lavora in Nazionale perché quando sei lì senti davvero l’appartenenza del popolo italiano. Credo però che il movimento calcistico italiano in questo momento sia inferiore ad altri. Pochi italiani e pochi giovani giocano in Serie A e in Serie B, e questo inevitabilmente pesa. Su Mancini mi auguro che possa tornare. Credo che senta il desiderio di ricucire e dare di nuovo al popolo italiano la possibilità di giocare un Mondiale. Ha un debito per la qualificazione mancata. Sarei felice per lui. Credo che a lui piacerebbe tornare, come gli piacerebbe farlo alla Sampdoria. Qualcosa di azzurro c’è sempre! Io? Sono qua, sto bene qua. Adesso è difficile dirlo, però sono tornato alla Sampdoria per finire la mia carriera alla Sampdoria. Per il momento è il mio desiderio.

A livello tattico il 3-5-2 è stato molto usato in passato alla Sampdoria. Ora con la difesa a quattro ti senti più coperto?

Quando parlo di coraggio mi riferisco proprio a questo. Con la difesa a quattro posso giocare con un attaccante e due esterni alti, quindi praticamente con tre attaccanti. Questo mi permette di riempire di più l’area di rigore. Io chiedo sempre alla squadra che quando arriviamo sulle fasce ci siano almeno quattro giocatori dentro l’area. Più uomini porti dentro, più aumentano le possibilità di fare gol.




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