Ambiente

L’olio è sempre più turismo, la domanda è salita del 37% – Cibo e Salute

L’oleoturismo in Italia cresce con
decisione e si conferma tra i segmenti più dinamici dei tour
enogastronomici. Tra il 2021 e il 2024 la partecipazione alle
esperienze legate all’olio extravergine di oliva è aumentata del
37,1% e 7 italiani su 10 lo considerano un simbolo del
patrimonio culturale e paesaggistico nazionale.

   
A rilevarlo è il secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio
promosso da Associazione Nazionale Città dell’Olio, Coldiretti e
Unaprol, curato da Roberta Garibaldi.

   
Con analisi emerge che il trend si inserisce nell’espansione
globale del turismo del gusto, un mercato da 11,5 miliardi di
dollari destinato a superare i 40 miliardi entro il 2030, con
crescita media annua del 20%. Lo studio segnala che l’Europa
pesa per circa il 30% e l’Italia resta tra le mete più
desiderate per esperienze enogastronomiche. Il report di settore
rileva che la domanda cresce sia sul mercato interno, dove il
70% sceglie degustazioni con abbinamenti gastronomici, sia nei
principali mercati esteri, in particolare Germania, Francia,
Austria, Svizzera e Stati Uniti.

   
Uno scenario economico che in Italia conta oltre 619mila
imprese olivicole e più di 500 cultivar.

   
Accanto a degustazioni, visite ai frantoi e acquisti in
azienda, aumenta inoltre la richiesta di esperienze immersive
come itinerari tra ulivi secolari, cene in uliveto (scelte dal
71%), percorsi culturali e visite a frantoi storici. Toscana
(29%) e Puglia (28%) guidano le preferenze, seguite da Sicilia
(20%), Umbria (18%) e Liguria (15%), mentre cresce l’interesse
per territori meno noti ma di alta qualità produttiva.

   
Sul fronte della spesa emergono differenze tra mercati: in
Europa prevale una fascia tra 20 e 40 euro, mentre i turisti
statunitensi mostrano maggiore propensione al segmento premium,
con quote rilevanti disposte a spendere tra 60 e 100 euro. Gli
italiani manifestano forte interesse per aspetti salutistici
(65%), varietali (60%) e culturali (60%) dell’olio, ma resta un
gap di conoscenza con il 43% che conosce concretamente la
produzione del proprio territorio o ha visitato oliveti e
frantoi. Meno della metà sa indicare almeno una cultivar.

   

   

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