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Lo stile di Dzeko: “Nessun problema con Dimarco, ma non capisco perché l’Italia aveva paura del Galles”

Sarajevo – Sorrisi e clima apparentemente disteso, nell’affollatissima sala stampa del quartier generale della Bosnia. C’è chi resta in piedi ed Edin Dzeko ci scherza su, prendendo in giro i media locali. “Di solito sono gli italiani che arrivano in ritardo…”. Accanto al capitano c’è anche il ct Sergej Barbarez: carico e rassicurante: “I nostri giocatori stanno tutti bene dopo i 120′ in Galles e solamente io ho perso la voce. Abbiamo avuto il tempo per riprenderci e siamo molto felici di poter giocare questa partita. L’emozione c’è ed è forte, come è giusto che sia. Ma bisogna provare lo stesso a vivere bene il momento. È una gara importante per tutti dal punto vista sportivo, pure per l’Italia. Per noi però lo è ancora di più, per la situazione particolare del nostro paese. Sarà fondamentale avere coraggio, anche per trascinare i nostri tifosi. Dobbiamo dare tutto pure per meritarci un po’ di fortuna. Godiamoci questa occasione e vediamo cosa succederà. Ci siamo meritati l’amore della gente e vogliamo prolungare questo bellissimo momento. Zenica è uno stadio trappola? Nel calcio ho imparato che bisogna sapersi adattare a tutte le situazioni, giusto?”.

La lezione di stile di Dzeko

La Bosnia sa che il fattore campo può essere la sua arma migliore, ma da Dzeko è arrivata una lezione di stile e sportività. “Con gli italiani c’è amicizia e rispetto

sono stati il primo paese a venire qui dopo la guerra per giocare un’amichevole. Prima della partita invito tutti ad alzarsi e applaudire il loro inno. La battaglia sportiva dovrà durare solo dal fischio d’inizio a quello finale”.

Niente eccessi: è questo il messaggio del bomber, dialetticamente perfetto pure nell’analisi del caso Dimarco. “È un mio ex compagno e mi ha scritto un messaggio, so che non voleva offenderci e per me non c’è alcun problema. Ognuno ha le sue preferenze sull’avversario da affrontare, è tutto normale. Evitiamo di enfatizzare ed esasperare certe situazioni, perché poi c’è sempre il rischio con i social che a livello ambientale possano essere interpretate nel modo sbagliato. Abbiamo visto quel video e sono state reazioni normalissime, anche a me fa piacere giocare contro l’ltalia e non so perché loro avrebbero dovuto temere il Galles più di noi. Se avevano così paura di andare a Cardiff, dove noi abbiamo vinto, può forse significare che qualcosa per gli azzurri non funziona e che magari avranno paura pure qui, dopo aver saltato due Mondiali. Non hanno più giocatori come Totti e Del Piero….“. L’idea di giocarsela alla pari c’è e stuzzica pure Barbarez. “II nostro gioco è lento? Si può dire lo stesso anche del loro. Le parole lasciano il tempo che trovano, non ci interessa cosa pensano di noi i nostri avversari, conta solo quello che succederà in campo. I dati dicono che siamo cresciuti fisicamente e abbiamo corso persino più del Galles, nella semifinale. Era il nostro primo obiettivo crescere dal punto di vista atletico. I progressi si vedono ed erano necessari per una Nazionale piccola come la nostra. Dobbiamo sempre dare tutto, a costo di uscire dal campo con i crampi. Sul nostro assetto tattico invece preferisco non sbilanciarmi e dare indicazioni agli avversari: di sicuro avremo più di un piano e non faremo esperimenti, durante la partita contro l’Italia”.

Dzeko: “Loro mi conoscono, ma anche io”

È Dzeko però il totem a cui si aggrappa la Bosnia. “Gioco a questi livelli da vent’anni e ho imparato che bisogna godersi al massimo ogni momento, perché la carriera di un calciatore purtroppo scappa in fretta. È vero che gli italiani mi conoscono molto bene, ma è altrettanto vero che anche io conosco bene loro. Avremo di fronte degli avversari pronti a tutto, per questo dovremo metterci nelle condizioni di esprimere in campo il nostro livello migliore. Ci sentiamo all’altezza per competere a questi livelli, la vittoria in Galles ci ha dato certezze ancora maggiori. La mancanza di intensità può essere il punto debole degli azzurri, che non a caso hanno saltato gli ultimi due Mondiali. Ma guai a sottovalutare le loro capacità tattiche”. Il bomber sa tutto della serie A e nella vigilia di Sarajevo e più che mai il punto di riferimento, in campo e fuori. “Sento l’amore della nostra gente e ne sono molto fiero. Farò sempre il massimo per esserne degno, finché avrò la forza e sarò chiamato a indossare la maglia della Bosnia. Ho già giocato un Mondiale nel 2014 e a 40 anni è bello essere ancora qui a provarci di nuovo. Sono rimasto sempre in Europa proprio per avere più chance di rimanere sempre ad alti livelli, a costo di rinunciare a offerte economiche più ricche. La partita di domani? Sono sicuro che l’Italia non ci sottovaluterà, soprattutto dopo aver sentito le dichiarazioni di Dimarco. Ma noi giochiamo in casa e avremo i tifosi al nostro fianco. Ho incontrato Gattuso a Firenze e gli diedi appuntamento per questa finale. Adesso siamo qui. Vediamo chi è il più forte e si merita il Mondiale”


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