Lo sport come realizzazione di un percorso di vita

Serve una svolta.
Lo dimostrano ancora di più i fatti di questi giorni, al termine delle Olimpiadi scoppia la guerra in Medio Oriente e iniziano defezioni dai vari Paesi, molti non possono più partire, altri preferiscono non farlo, comprensibile, ma molti degli atleti adesso restano orfani dei loro sostenitori istituzionali, orfani di tifosi e amici che avrebbero dovuto essere al loro fianco.
E così abbiamo assistito ad una cerimonia incredibile e partecipatissima per l’apertura delle Olimpiadi, a San Siro, e ora saremo a Verona, in una cornice straordinaria, che detta un segnale forte per le sfide future anche sull’accessibilità, ma con molte meno persone, molti atleti già impegnati nelle gare e non potranno essere presenti, il tutto ovviamente avvolto da uno scenario internazionale, complesso e delicato, che prende il sopravvento su tutto.
Ma le Paralimpiadi sono un grande obiettivo per gli atleti, un’opportunità straordinaria di visibilità e crescita, un’esperienza non solo di sport ma di vita. Ci si sente orgogliosi, pieni di energie e grati al proprio Paese per essere lì a competere. Allo stesso modo per il Paese ospitante è una grande responsabilità, un’opportunità e una prova di organizzazione, capacità di accoglienza, una sfida importante.
Questa è l’occasione dell’Italia e tocca a noi dare senso a questa cornice ora, non più solo sportiva, ma di vita e umana. Esserci è importante, al di là di qualsiasi tensione, esserci per gli atleti, per i tecnici e gli allenatori, per le famiglie, per i volontari, esserci è un dovere e una manifestazione di sostegno e vicinanza alla quale non si può rinunciare.
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