Ambiente

ll 2026 per l’Europa: così il transatlantico è alla resa dei conti

Il 2026 sarà per l’Europa l’anno della resa dei conti. Non perché stiano arrivando nuovi problemi, ma perché quelli vecchi sono ormai così evidenti da rendere grottesca qualsiasi ulteriore finzione.

Il mondo corre una regata oceanica, mentre l’Europa resta un elegante transatlantico fermo in porto: lucido, regolamentato, perfettamente assicurato. Equipaggio in ordine, norme impeccabili, zero miglia percorse. E nessuna intenzione di mollare gli ormeggi. Il vero tabù europeo è la crescita.

Per anni si è preferito parlare di debito, regole fiscali e vincoli, evitando accuratamente la questione centrale: un’economia che cresce poco non regge nulla, né welfare né ambizioni strategiche.

L’Europa ha scambiato la stabilità con l’inerzia, convincendosi che non muoversi fosse una scelta responsabile. La demografia rende questo autoinganno sempre più costoso.

Il continente invecchia, ma continua a comportarsi come se il tempo fosse una variabile irrilevante. Le politiche per la natalità sono socialmente necessarie, ma macro-economicamente insignificanti nel medio periodo.


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