Marche

Litigano davanti alla madre malata: botte alla sorella, finisce a giudizio. Lui si difende: «Mi è saltata addosso»

ANCONA «Mi ha tirato e sbattuto contro lo stipite della porta, facendomi spaccare il labbro». «Ha iniziato a urlare e mi si è scagliata contro, mi sono solo difeso». Versioni contro. Rispettivamente di sorella e fratello. Quest’ultimo, un anconetano di 60 anni, è finito a processo con l’accusa di lesioni personali aggravate.

La denuncia

A trascinarlo alla sbarra davanti al giudice Tiziana Fancello è stata la denuncia della sorella che, dopo l’episodio, era dovuta andare al pronto soccorso di Torrette. La prognosi: sette giorni per contusioni varie, tra cui un trauma al polso. Non si è voluta costituire parte civile, ma ieri mattina è salita sul banco dei testimoni per deporre sul fatto accaduto nell’aprile del 2024, a casa della mamma, gravemente malata. L’anziana veniva assistita dall’imputato, difeso dall’avvocato Giuliano Natalucci.

Proprio la gestione della madre sarebbe stata la miccia che aveva fatto scatenare il diverbio tra fratello e sorella. In pratica, la vittima si sarebbe lamentata dopo aver trovato il frigo vuoto. Chiedendo spiegazioni, la lite sarebbe presto passata dal piano verbale a quello fisico. Il tutto, nella camera da letto dove c’era la mamma. «È successo tutto nel giro di mezz’ora, mio fratello è venuto verso di me per picchiarmi. Mi ha tirato e ho sbattuto contro lo stipite» il racconto della donna. In casa c’era anche il figlio piccolo dell’imputato. «Diceva al padre, piangendo: ti prego smettila» le parole della vittima.

Tutt’altra le versione dell’imputato: «Le cose sono andate diversamente» ha esordito in aula. «Dalla camera di mia madre ho iniziato a sentire della urla: mandalo via, mandalo via. Così sono andato nella stanza per dirle di abbassare la voce. Cosa è successo? Mi si è scagliata contro e io mi sono difeso, cercando di evitare i colpi. Mio figlio si è spaventato, mettendosi a piangere. Io sono contro la violenza». Ora, parola al giudice.




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