L’Italia è una storia di successo, giovani siate coraggiosi
Un discorso “visivo”, prima ancora che verbale. Sergio Mattarella ha scelto di farsi circondare dai simboli della nascita della nostra democrazia per parlare a un Paese che chiude il 2025 con la speranza di “incontrare un tempo migliore”.
Al centro del messaggio, l’attualizzazione di quello spirito di rinascita che nel 1946 permise all’Italia di rialzarsi dalle macerie del fascismo e della guerra.
Il grido per la pace: «Ripugnante chi la nega»
Il primo pensiero del Presidente è andato ai fronti caldi del mondo. Con parole insolitamente dure, Mattarella ha definito «ripugnante» il rifiuto del dialogo di chi si sente più forte, citando il gelo dell’inverno ucraino sotto i bombardamenti e la tragedia di Gaza, dove i neonati muoiono di freddo.
Un passaggio culminato nell’augurio a Papa Leone XIV, raccogliendo il suo invito a «disarmare le parole» e a rifiutare la violenza verbale come pretesto di scontro politico.
L’album della Repubblica: dalle donne ai giovani
In quello che ha definito un “viaggio nei fotogrammi” della nostra storia, il Capo dello Stato ha messo in primo piano il voto alle donne: «Fu il segno dell’unità di un popolo, che diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile». Ma la riflessione non è rimasta confinata al passato. Mattarella ha elencato le sfide aperte:
Le ferite interne: Vecchie e nuove povertà, corruzione, infedeltà fiscale e reati ambientali, definiti come pericolose crepe nel “mosaico” della coesione nazionale.
Il successo italiano: Un elogio alla manifattura, all’esportazione e al genio creativo che ha reso l’Italia un attore di rilievo mondiale.
L’appello ai ragazzi: «Non rassegnatevi»
Il momento più emozionante è stato il finale rivolto alle nuove generazioni. Respingendo i giudizi di chi descrive i giovani come distaccati o arrabbiati, Mattarella ha lanciato un’esortazione al coraggio: «Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottant’anni fa, costruì l’Italia moderna».
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