Calabria

Lista “Uniamo Acquaro”, il Consiglio di Stato respinge l’appello: Giuseppe Barilaro definitivamente fuori dalla competizione elettorale

“Uniamo Acquaro”, lista con candidato a sindaco l’uscente Giuseppe Barilaro, la cui precedente amministrazione comunale è stata sciolta per infiltrazioni mafiose, è definitivamente fuori dalla competizione elettorale del 23 e 24 novembre. A stabilirlo, dopo la commissione elettorale circondariale che ne aveva ricusato la lista, e il Tar che aveva rigettato il ricorso contro tale decisione, è stato il Consiglio di Stato, definitivamente pronunciatosi sull’appello propostogli.

Queste le motivazioni sintetiche: “la certezza che i sottoscrittori abbiano sostenuto una lista composta da determinati candidati deve ricavarsi da elementi documentali e contestuali alla presentazione delle candidature e non può essere desunta da evidenze fenomeniche, come il contesto oggettivo del procedimento relativo ad un Comune di ridotte dimensioni, da pure casualità, come la partecipazione di due sole liste alla competizione elettorale ovvero il deposito delle liste in momenti temporali diversi, o, addirittura, da eventi successivi, come le dichiarazioni sostitutive rese ex post dai sottoscrittori e dal dipendente incaricato delle funzioni di autentica dalla Commissione Straordinaria”.

Tre le motivazioni per cui la lista era stata ricusata e, successivamente, bocciata anche dal Tar, che ne aveva ritenute sufficienti solo 2: assenza del contrassegno di lista sul modulo di presentazione dei candidati; apposizione delle firme dei presentatori su fogli mobili non congiunti materialmente al modulo principale e privi del contrassegno di lista; carenza della data nell’atto di autenticazione delle firme dei sottoscrittori. Strano per gente con esperienza in tal senso. Ora l’avversario è il quorum. O meglio, la piena consapevolezza dei residenti se sia meglio avere una nuova amministrazione o un nuovo commissariamento. Il quarto dal 2010. Causato sempre dal medesimo pensiero perverso, che stabilisce sia lecito giocare con le istituzioni.


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