Lisa Marini – Dive Through The Moon: Una sirena sulla Luna :: Le Recensioni di OndaRock
Le premesse erano positive: un interessante debutto, salutato dalla stampa come una delle rivelazioni dell’anno (“Born In Tribes”, 2020) e un potenziale espressivo che lasciava ben sperare per il futuro. La cantante, produttrice e visual artist Lisa Marini ha scelto però un basso profilo, pubblicando due album senza un minimo di promozione. Peccato, perché sia “Buried Town (2023) che l’ultimo “Dive Through The Moon”, reggono il confronto con l’esordio.
Lisa Marini ha composto e realizzato il terzo album in completa autonomia. Blues, folk e jazz sono sempre al centro delle sue raffinate melodie, nelle quali la voce eterea si libra come il canto ammaliante delle sirene. C’è ben poco di convenzionale in queste dieci nuove canzoni, ed è forse in questa dimensione intima e rigorosamente creativa che giace la musica dell’artista londinese, in attesa di quella magia che le permetta d’intercettare il ben volere del pubblico.
Con un bagaglio di vita vissuta non facile – madre in preda a problemi mentali, fuga da casa all’età di 12 anni, droga e alcol come compagni di momenti complicati – Marini resta fedele a una musica dai forti connotati poetici e spirituali.
Ballate pianistiche che accennano un lieve brio soul (“A Sky Fell”), oniriche ninna nanne cantate a fil di voce (“Tin Petals”) e deliziosi melange jazz-blues (“Old Skin”) si incastrano alla perfezione in un disco il cui unico difetto resta una certa austerità emotiva. E’ come se l’artista volesse evitare licenziose concessioni al romanticismo e alla semplificazione espressiva, ed è un bene perché “Dive Through The Moon” è un disco da non consumare in fretta, sia che si tratti di ballate folk-jazz avvincenti (l’etno-folk di “Stage A Worth” e la tenacia melodica della title track) che di intense pagine riflessive e musicalmente colte ed elaborate, come il jazz-folk noir di “Lost In Home” e l’estasi cosmic-folk-psych di “Farida”.
“Dive Through The Moon” è un album dove si alternano toni sofferti (“Something Sings”, “Cold Or Burning”) a momenti leggermente più ariosi (“Wax And Wane”), ma mai ordinari o superflui. Dedicato a quelle figure femminili silenti, a quelle donne e madri empie di compassione e abbracci per il prossimo, l’ultimo disco di Lisa Marini è un raffinato esempio di cantautorato avulso alla semplificazione acoustic-folk, un progetto curato nei minimi particolari, dalla copertina ai video.
15/03/2026




