L’inventore delle scale mobili a Perugia ha un nuovo progetto di mobilità: Umbria24 l’ha visto per voi

di M.T.
Un progetto che punta a ridisegnare in profondità la mobilità della città, superando progressivamente la centralità dell’auto privata e costruendo un sistema integrato, calibrato sulle specificità di un territorio complesso come quello perugino. È il cuore del nuovo lavoro di Fabio Maria Ciuffini, un volume presentato come contributo al dibattito sul futuro del capoluogo umbro.
Il volume nasce nell’ambito delle attività dell’associazione Perlumbria cultura economia società, che già nel giugno 2025 aveva acceso i riflettori su due nodi strutturali per la regione: sanità e mobilità. Se il primo è da anni al centro del confronto pubblico, il secondo rappresenta una criticità più silenziosa ma altrettanto rilevante, che incide direttamente sulla qualità della vita e sulle prospettive di sviluppo.
Perugia, in questo quadro, è il punto più critico. Una città segnata da una morfologia complessa, da una crescita urbanistica stratificata e da una progressiva espansione dei quartieri periferici, che ha reso sempre più difficile garantire collegamenti efficienti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: traffico crescente, tempi di spostamento elevati, trasporto pubblico percepito come poco competitivo rispetto all’auto privata.
Il lavoro di Ciuffini parte proprio da qui, da una ricostruzione storica. Ricorda come Perugia sia stata, tra gli anni Settanta e Duemila, un laboratorio nazionale e internazionale di mobilità alternativa, con soluzioni come scale mobili, ascensori urbani e il Minimetrò, capaci di adattarsi alla conformazione della città e di ridurre l’impatto del traffico nel centro storico. Un modello studiato e replicato altrove, che nel tempo però si è progressivamente indebolito.
Secondo l’analisi proposta, le difficoltà attuali derivano anche da una programmazione che ha perso la capacità di leggere le specificità locali. «I problemi vanno misurati», è uno dei concetti chiave del libro, che critica l’applicazione di modelli standardizzati pensati per realtà urbane diverse. Perugia, per caratteristiche orografiche e insediative, richiede soluzioni su misura.
L’altro pilastro è quello della sperimentazione. Senza test sul campo, su scala limitata, le politiche della mobilità rischiano di restare astratte. Da qui l’idea di introdurre innovazioni in modo graduale, verificandone l’impatto e correggendo gli interventi in corso d’opera, con il coinvolgimento diretto dei cittadini.
Il progetto delineato è ampio e articolato, ma ha un obiettivo chiaro: rendere progressivamente meno necessario l’uso dell’auto, non attraverso divieti, ma offrendo alternative più efficienti e integrate. Il presupposto è esplicito: se oggi l’auto resta dominante, è perché risponde a esigenze reali che il sistema pubblico non riesce a soddisfare.
Le soluzioni ipotizzate si muovono su più livelli. Da un lato, la riorganizzazione della città e dei suoi tempi – servizi, commercio, funzioni urbane – per ridurre la necessità stessa degli spostamenti. Dall’altro, la costruzione di un ecosistema digitale in grado di integrare tutte le modalità di trasporto, pubbliche e private, in un’unica piattaforma, rendendo concreta l’intermodalità.
Accanto a questo, il rafforzamento delle alternative leggere: pedonalità, ciclabilità, mobilità elettrica. Ma sempre connessi a nodi di scambio e infrastrutture che ne rendano l’utilizzo semplice e sicuro. Un sistema che si completa con il rilancio dei collegamenti verticali – ascensori, scale mobili, sistemi a fune – e con il potenziamento del Minimetrò.
Una parte rilevante del progetto riguarda anche il trasporto pubblico su gomma, con l’idea di rivedere frequenze e modalità di servizio, introducendo soluzioni più flessibili come navette di quartiere e servizi a chiamata, fino a ipotizzare sperimentazioni sulla guida autonoma.
Sul fronte infrastrutturale, torna poi un tema storico: quello di una nuova circonvallazione, il cosiddetto “terzo anello”, pensato per collegare i quartieri cresciuti attorno alla città compatta e ridurre il traffico di attraversamento. Un disegno che include anche il nodo di Ponte San Giovanni e punta a costruire una rete più efficiente tra le diverse aree urbane.
Non meno centrale è il ruolo della ferrovia, con la necessità di rafforzare la linea Foligno–Perugia–Terontola, migliorare l’accesso all’alta velocità e ridefinire la funzione della Ferrovia Centrale Umbra nella mobilità urbana. Senza dimenticare il tema dei parcheggi di scambio, considerati indispensabili per rendere effettivo il passaggio dall’auto al trasporto pubblico.
Resta, inevitabilmente, la questione delle risorse. Anche su questo Ciuffini propone una lettura netta: senza una visione complessiva è difficile attrarre finanziamenti, sia a livello nazionale che europeo. Allo stesso tempo, viene evidenziata una disparità nei finanziamenti statali che penalizzerebbe territori come l’Umbria, nonostante il ruolo strategico nei collegamenti del Centro Italia.
Il senso del lavoro, più che offrire soluzioni definitive, è aprire un confronto. Un confronto che dovrà intrecciarsi con strumenti di pianificazione già in agenda, come il nuovo Piano urbano della mobilità sostenibile e il futuro piano regolatore della città, in un’ottica sempre più integrata tra urbanistica e trasporti.
La sfida, in sostanza, è culturale prima ancora che tecnica: costruire una nuova idea di mobilità condivisa, capace di orientare le scelte pubbliche e di ottenere il consenso dei cittadini. Un passaggio considerato indispensabile per uscire da una fase di stallo che, negli ultimi anni, ha contribuito ad accrescere le criticità del sistema.
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