L’Inter prima del Bodo, la partite delle 13 e quelle che non verranno dimenticate

Quando l’Inter ha fatto splash in Europa, tutti i particolari in cronaca. La verità è che ci sono eliminazioni che si fissano nella memoria collettiva come punti esclamativi. Sono chiodi arrugginiti piantati sulla pelle del club a lacerare una nobile storia, che il ricordo ancora offende. Il palinsesto dei fallimenti concede spesso repliche non attese.
Le altre dolorose sconfitte
L’impresa del Bodo Glimt rimanda a quelle compiute negli anni da Helsinborg, Malmo, Admira Wacker, Vitoria Setubal, Dinamo Bucarest, Alaves: fantasmi che ancora oggi si agitano quando arriva qualcuno a replicarne la messa in scena. Nel tabellino dei marcatori-aguzzini entrano Hauge e Evjen e vanno a fare compagnia ai vari Petterson, Engqvist, Duda, Kaltenbrunner, Ben Sahar, Poczik e via declinando, di gol in gol, di ferita in ferita, di flop in flop.
L’Inter di Lippi
Nell’agosto del 2000 la Champions League dell’Inter finì ancora prima di iniziare. I nerazzurri vennero eliminati ai preliminari per mano di una piccola squadra svedese, l’Helsingborg. Sconfitta per 1-0 in Svezia, quell’armata brancalone guidata da Lippi si presentò al ritorno animata dalle migliori intenzioni. Finì 0-0, in una notte di echi fantozziani, tra pali, traverse, muraglie difensive degli svedesi e un rigore sbagliato all’ultimo minuto da Recoba. Moratti se ne andò in silenzio, Lippi venne duramente contestato, in società calcolarono che l’eliminazione aveva mandato in fumo 25 miliardi di lire di possibili incassi. L’Inter retrocesse in Coppa Uefa, ma anche lì – dopo l’avvicendamento in panchina: via Lippi, dentro Tardelli – venne bastonata agli ottavi dall’Alaves: 3-3 in Portogallo, 0-2 a San Siro, quella sera il figlio di Cruijff sembrava suo padre. Ogni volta è un trauma.
L’Inter del Trap
Nel 1989 l’Inter del Trap – fresca di scudetto dei record – uscì dalla Coppa dei Campioni al primo turno, ovvero ai sedicesimi di finale, spinta fuori dal Malmö: sconfitta per 1-0 in Svezia, 1-1 al ritorno con gol di tale Engqvist arrivato a una manciata di minuti dalla fine. Terrificante fu il silenzio che calò a San Siro. Il presidente Pellegrini ammise di essere “sconvolto”, Trapattoni partì in contropiede e assicurò di aver visto “una grandissima Inter”: mai prima di allora la Beneamata era uscita dal torneo più prestigioso al pronti-via. Sarebbe successo ancora, in fondo bastava aspettare e cambiare scenario.
La gara delle 13
Salto in avanti, stagione 2016-17, stavolta siamo in Europa League: miserevole fu l’eliminazione dell’Inter, estromessa nella fase a gironi. Decisive due sconfitte contro gli israeliani dell’Hapoel Be’er Sheva, l’Inter finì ultima in un girone che in teoria avrebbe dovuto dominare. Fu una stagione infausta, la panchina passò da De Boer a Pioli, che a eliminazione certificata appurò: “Abbiamo peccato di presunzione”. Notti europee stregate, come quella che silenziò l’Inter nel 1981, quando Bersellini si disse “sconcertato” dall’eliminazione contro i rumeni della Dinamo Bucarest (1-1 a San Siro, 3-2 per la Dinamo al ritorno) e ci fu chi sventolò l’alibi dell’orario del match, fissato per le 13 perché lo stadio non godeva di un impianto di illuminazione affidabile.
Un passo indietro
Passo indietro al 1976: primo turno di Coppa Uefa, l’avversario è la Honved, che all’epoca aveva perso tutta la gloria di cui si era ammantata. All’andata a San Siro i nerazzurri persero (0-1), al ritorno pareggiarono (1-1) ma non bastò. Ci fu chi tra i cronisti si prese la briga di mettere a referto le palle-gol sciupate: 15+13, per un totale di 28 occasioni fallite. Si esce dall’Europa in molti modi. Nel 1972 quelli del Vitoria Setubal sembravano indemoniati (fatale la sconfitta per 2-0 all’andata, ininfluente l’1-0 del ritorno), mentre nel 1973 arrivò un’altra eliminazione, sempre in Coppa Uefa, stavolta ad opera dell’Admira Wacker. Sconfitta di misura in Austria (1-0), poi vittoria a San Siro (2-1): i gol nelle coppe valevano doppio, quello che segnò Günter Kaltenbrunner ai supplementari fu letale. Il Mago Herrera – tornato sulla panchina nerazzurra dopo gli anni felici – lamentò l’assenza di due “giocatori fondamentali come Fedele e Scala”, hai detto niente.
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