Emilia Romagna

L’intelligenza artificiale e la “sartoria tecnologica” modenese, le imprese immaginano il 2040


La Fondazione Mario Del Monte, in collaborazione con Unimore Capp e a cura di Andrea Zoboli e Vittorio Martinelli per la società Poleis, ha presentato i risultati della ricerca qualitativa intitolata “Il lavoro che cambia. Modena: una sartoria tecnologica”, un contributo interessante per comprendere gli scenari attuali e futuri delle imprese e del lavoro modenese.

L’indagine esplora come muterà il lavoro guardando al 2040, basandosi su oltre 30 ore di colloqui con presidenti, amministratori o dirigenti di 19 importanti imprese private e cooperative della provincia di Modena, con l’aggiunta di una intervista all’intelligenza artificiale Chat GPT. Lo studio analizza le sfide globali, i rapidi processi determinati dalle innovazioni tecnologiche e le conseguenze sull’organizzazione lavorativa e sociale del territorio.

Modena come sartoria tecnologica 

Il rapporto evidenzia come lo sviluppo tecnologico stia trasformando strutturalmente le aziende. Gli intervistati immaginano che, varcando i cancelli aziendali nel 2040, si incontreranno meno persone rispetto a oggi, a causa di una digitalizzazione che andrà a sostituire gran parte delle mansioni operative e ripetitive. Un dirigente sottolinea questa prospettiva dichiarando: “Quello che mi aspetto è che avrò molti meno colleghi, perché già questa è una strada tracciata”. Nonostante l’automazione spinta, il territorio modenese potrà mantenere un vantaggio competitivo preservando la propria impronta umana legata all’artigianalità. Un intervistato a tal proposito precisa: “Noi siamo una sartoria tecnologica. Noi siamo artigiani pure nella nostra realtà, rimaniamo artigiani perché costruiamo, creiamo qualcosa che non esiste o che esiste in parte, o modifichiamo qualcosa che i clienti non apprezzano del prodotto di serie”. L’obiettivo per il sistema locale sarà quindi quello di specializzarsi per salvare il modello produttivo, come ribadisce un imprenditore che afferma: “Se io mi sveglio nel 2040 vedo Modena che è diventato un hub fondamentale a livello europeo per la specializzazione intesa non di serie, la specializzazione per le competenze”.

Il nuovo valore del lavoro e i tempi di vita 

La ricerca approfondisce il mutato approccio dei lavoratori rispetto all’equilibrio tra tempo di vita e professione. Il lavoro non è più percepito come unico elemento identitario o come strumento esclusivo di ascesa sociale, ma come una componente da conciliare in modo flessibile con la vita privata. Le aziende registrano un aumento dello smart-working e una spinta verso il lavoro per obiettivi, in cui non conta la presenza fisica ma il raggiungimento del risultato. Questa dinamica spinge verso una riduzione complessiva degli orari, come emerge dalle testimonianze che auspicano ambienti capaci di garantire maggiore flessibilità ai dipendenti. Non mancano tuttavia posizioni critiche verso il calo del monte ore, legate alla necessità di mantenere la produttività sui mercati globali, ricordando che i concorrenti asiatici lavorano continuativamente su tre turni. Il dibattito tocca anche le disparità retributive, con la previsione che le direttive europee sulla trasparenza salariale imporranno maggiore equità, pur mantenendo ferma la necessità di riconoscere il merito individuale e le alte responsabilità dei vertici.

Internazionalizzazione e migrazione delle competenze 

Il mercato del 2040 viene descritto come inequivocabilmente internazionale, richiedendo ai professionisti non solo abilità linguistiche ma soprattutto una profonda comprensione delle dinamiche culturali dei vari Paesi. La globalizzazione tenderà a mutare forma, spingendo le aziende modenesi a produrre direttamente nei nuovi mercati per aggirare barriere doganali e costi logistici. Questo scenario si incrocia con il nodo critico della migrazione delle competenze, caratterizzato dalla partenza dei talenti italiani e dalla crescente necessità di attrarre professionisti dall’estero per compensare le carenze d’organico. Il tema centrale per le imprese rimane la competitività fiscale dell’Italia, come evidenzia in modo netto un intervistato affermando: “In Italia il costo del personale rispetto alla Germania, rispetto alla Spagna, è troppo alto, cioè noi in Spagna paghiamo circa il doppio del costo del personale, in Italia si paga tre volte, cioè al dipendente non rimane niente di quello che prende, è una cosa inumana”. Accanto alla leva salariale, il report pone enfasi sull’importanza di un welfare pubblico solido e di politiche abitative adeguate per rendere attrattivo il territorio.

La sfida della formazione e dell’inclusione 

L’innovazione costante richiede modelli di formazione continua e flessibile. I dirigenti chiedono al sistema scolastico pubblico di fornire solide basi culturali e spirito critico, mentre la specializzazione tecnologica dovrà avvenire all’interno delle aziende e in stretta sinergia con le università. Emerge inoltre l’esigenza di impiegare i lavoratori più esperti in veste di formatori, valorizzando il passaggio di consegne: “Un tempo c’era questa sorta di staffetta tra chi va in pensione e chi entra. Oggi le persone le tieni sul posto di lavoro fino alla pensione, ed avendo tra l’altro una generazione fatta di persone che stanno invecchiando in buona salute, che hanno la possibilità di proseguire oltre la pensione, spesso e volentieri puoi fare dei percorsi che ti consentono di averle ancora per un paio d’anni per fare da tutor rispetto alle nuove entrate”. Le imprese si troveranno infine a gestire luoghi di lavoro sempre più multietnici, in cui le differenze culturali dovranno tradursi in valore aggiunto e dove la parità di genere sarà un obiettivo da consolidare attraverso politiche di inclusione basate oggettivamente sul merito.

Le aspettative dei giovani: realizzazione e mobilità

Il rapporto include anche i risultati di un focus group condotto con sette giovani, tra laureandi e neolaureati in materie scientifiche, per esplorare il punto di vista dei futuri lavoratori. Per i partecipanti il lavoro rappresenta in primo luogo passione, crescita e realizzazione personale, accettando la fatica solo se accompagnata da stimoli intellettuali o da un forte impatto sociale. Contestando la retorica del sacrificio estremo, un giovane lavoratore ha precisato: “Ad oggi è sbagliato il concetto che noi abbiamo di dare l’anima. […] tutti lavoreremmo, non dico al 100% però bene, senza che ci sia il bisogno di qualcuno che va fuori di testa”.. Emerge inoltre una marcata propensione alla mobilità professionale e geografica. Se l’Italia rimane una scelta legata agli affetti familiari, l’estero rappresenta l’ecosistema ideale per ottenere riconoscimenti economici, formazione e solide prospettive di carriera. Guardando al 2040, i ragazzi immaginano dinamiche operative più collegiali, pur temendo che la spinta dell’intelligenza artificiale possa svalutare le mansioni meno specializzate e generare nuove gerarchie tra chi governa gli algoritmi e chi ne subisce le procedure.

La visione dell’intelligenza artificiale: empatia e disuguaglianze

La ricerca si chiude in modo inedito intervistando la stessa intelligenza artificiale, che delinea uno scenario futuro basato sull’orchestrazione dei sistemi complessi. Secondo il software, le abilità cruciali del 2040 non saranno puramente tecniche. L’algoritmo infatti afferma: “Le due competenze decisive del 2040 saranno: 1. saper collaborare con intelligenze artificiali 2. saper comprendere profondamente gli esseri umani”.. La macchina prevede che il lavoro perderà il suo monopolio sull’identità personale, diventando sempre più frammentato e fluido. Affrontando il tema della fuga dei talenti, il software teorizza l’avvento di una migrazione senza partenza, dove i professionisti produrranno valore per il mercato globale rimanendo a vivere nel proprio territorio d’origine, premiando le città capaci di offrire la migliore qualità della vita. Infine, l’intelligenza artificiale mette in guardia sui rischi sociali della tecnologia, che potrebbe amplificare le differenze retributive e creare nuove disuguaglianze legate al controllo dei dati e alla gestione del tempo libero. Per descrivere un futuro lavorativo maturo e sostenibile, il sistema sceglie la metafora sportiva della vela, spiegando: “Nella vela: non controlli tutto, devi leggere il vento, collabori, usi tecnologia sofisticata, conta esperienza e calma, lavori con l’ambiente, non contro di esso”.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »