L’intelligenza artificiale come banco dei pegni”, Crepet lancia l’allarme sul declino cognitivo dei giovani. QI in calo da 30 anni, oltre 70mila ragazzi dipendenti dai chatbot: “Stiamo diventando idioti isolati
Lo psichiatra Paolo Crepet, a margine di un intervento pubblico a San Benedetto del Tronto, intervistato da Il Resto del Carlino, ha utilizzato una metafora tanto suggestiva quanto inquietante per descrivere il rapporto della società contemporanea con l’intelligenza artificiale.
“L’intelligenza artificiale oggi è come un banco dei pegni, si va coi gioielli della nonna e si riceve in cambio denari, forse combatte la miseria ma non la povertà”, ha affermato il noto psichiatra, aggiungendo che si tratta di “povertà di spirito”, perché “anche la speranza abbiamo dato al banco dei pegni”.
L’esperto, protagonista il prossimo 17 ottobre a San Benedetto del Tronto con lo spettacolo “Il reato di pensare”, ha sottolineato come la società attuale misuri la qualità della vita sulla base delle cose possedute, dimenticando che “il pensiero non lo possiedi, lo devi fabbricare, lo devi difendere”.
La denuncia di Crepet si inserisce in un quadro più ampio di riflessione sul moto innovativo che procede “a ritmi pazzeschi”, mentre il quoziente intellettivo regredisce da 30 anni, evidentemente peggiorato e portando “ad un finale che tanto allegro non è”
Il declino cognitivo delle nuove generazioni
Diversi studi confermano le preoccupazioni espresse dallo psichiatra riguardo al declino del QI. Le ricerche pubblicate negli ultimi anni evidenziano come il quoziente intellettivo medio degli adolescenti in Italia sia sceso di 6 punti negli ultimi 25 anni, un dato che si traduce in una perdita di capacità critica e di adattamento ai nuovi scenari lavorativi e tecnologici.
L’effetto Flynn inverso, termine scientifico che descrive questo fenomeno, è stato documentato da uno studio norvegese del 2018 condotto su circa 730.000 test d’intelligenza, che ha mostrato un aumento costante del QI nei soggetti nati fra il 1962 e il 1975, seguito da una contrazione per gli anni di nascita 1975-1991.
Le cause di questo declino cognitivo sarebbero di natura ambientale, legate a cambiamenti nello stile di vita, come la modalità di esposizione ai media e la qualità del sistema educativo.
Solo il 35% dei ragazzi tra 11 e 19 anni legge almeno un libro all’anno, escludendo quelli scolastici, mentre nel 1980 la percentuale superava il 60%, configurando una diminuzione della lettura nei giovani che si riflette sull’intero sistema educativo.
Giovani e dipendenza dall’intelligenza artificiale
L’allarme lanciato da Crepet trova riscontro in dati allarmanti sulla dipendenza giovanile dall’IA. Ricercatori dell’Università di Stanford hanno evidenziato come un uso estremo dei chatbot comporti una progressiva pigrizia cognitiva e una diminuzione delle capacità di pensiero critico, mentre gli utenti potrebbero sperimentare crisi d’ansia e astinenza in caso di impossibilità di accesso al servizio.
L’esperto ha sottolineato come l’intelligenza artificiale rappresenti “la forza più straordinaria e più conservatrice che esista”, capace di autogenerarsi utilizzando tutto ciò che già esiste ma incapace di “inventare mai nulla” senza l’interconnessione con un cervello pensante.
Crepet invita quindi a “tornare a fare le cose con gioia”, perché “bisogna fare fatica, imbrattarsi col futuro, bisogna avere il coraggio di guardarlo il futuro”, un appello a recuperare il pensiero critico e l’autonomia intellettuale minacciati dall’omologazione tecnologica.
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