Lino Banfi, in un libro i suoi novantanni: «Raccolgo l’affetto che ho seminato»
«Ho innaffiato, coltivato e concimato bene e adesso raccolgo i frutti: l’affetto della gente». Lino Banfi racconta così il rapporto con il pubblico a margine di Libri nel Borgo Antico a Bisceglie, dove ha presentato il suo libro 90, non mi fai paura!». Il titolo, ha spiegato l’attore pugliese, inizialmente avrebbe dovuto essere diverso. «Il libro si doveva chiamare ‘Ho fatto ridere tre papì. Ne avevo parlato con Papa Francesco e lui mi avrebbe scritto, non dico la prefazione, ma quattro parole. Poi lui è morto e ho pensato che il nuovo Papa non lo conosco e lui non conosce me: magari scrivere una cosa del genere poteva anche offenderlo. E allora abbiamo cambiato il titolo». Banfi, che ha compiuto 90 anni nelle scorse settimane, scherza anche sul suo ingresso nel mondo dei libri. «Non sono acculturato – dice sorridendo – nel libro non c’è solo Lino Banfi, c’è anche Pasquale: sono due autori che litigano fra loro. Sto entrando nel mondo della cultura a 91 anni e vedo che mi accettano bene». A emozionarlo soprattutto è l’affetto trasversale delle generazioni. «Vedo persone di qualunque età, il bambino di cinque o sei anni con il nonno. Capisco che, giocando giocando, ho preso quattro generazioni. Poi vengono, piangono, si commuovono e non riescono a frenarsi. Io per ridere dico: ‘Ma come, io faccio ridere e tu ti metti a piangere?’. Poi li abbraccio». Secondo Banfi, il legame costruito negli anni con il pubblico «è una forma di affetto forse diversa da quella che si ha con altri personaggi dello spettacolo. Mi sentono come un loro parente, un loro amico. Vuol dire che ho seminato bene». E alla domanda su cosa voglia fare ‘da grandè, l’attore chiude ancora una volta con una battuta: «Quelli che scrivono libri davvero mirano tutti al massimo premio, lo Strega. A me va bene anche una Sambuca. Se riesco a vincere il premio Sambuca sono già felicissimo»
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