Friuli Venezia Giulia

L’Iniziativa dei Tre Mari, l’accordo che sfiora Trieste

21.12.2025 – 10.00 – Parlare di Trieste significa anche guardare oltre i suoi confini geografici, oltre gli edifici, oltre le strutture del porto. La città esiste anche al di là dell’orizzonte del mare, ed è inserita in uno schema di accordi geopolitici, economici e militari. Tra le grandi partite che gioca Trieste, quella dell’IMEC (Corridoio India Medio Oriente Europa) è una delle più importanti e redditizie per il suo curriculum internazionale. Tuttavia, la città manca all’appello di un’altra grande rete di accordi: l’Iniziativa Tre Mari. Gergalmente chiamata ‘Trimarium’ e abbreviata come 3SI, l’Iniziativa è un accordo principalmente economico che collega i Paesi affacciati ai mari Adriatico, Baltico e Nero. Costruitosi nel decennio scorso, tra il 2014 e il 2017, l’accordo vede la firma di 12 Paesi membri dell’Unione europea: Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. Nel 2023 la Grecia è entrata a pieno titolo come Paese membro, mentre tra il 2022 e il 2023 Ucraina e Moldavia sono state riconosciute come ‘partner partecipanti’.

Da quanto si legge nello status report del 2024, la 3SI ha intrapreso 143 progetti, per un giro di affari da 111 miliardi di euro, distribuiti per il 51 per cento nei trasporti, 39 per centro all’energia e 10 per cento nella digitalizzazione. Gli investimenti hanno dato priorità alla costruzione di infrastrutture che possano favorire il collegamento tra gli Stati membri: qui si inserisce la piega militare dell’accordo, che, data la vicinanza con la NATO, rafforza il ‘blocco atlantico’ a scapito dell’area russa e cinese. Difatti, Via Carpatia, l’autostrada che collega la Lituania con la Grecia, e la Rail Baltica, la linea ferroviaria ad alta velocità che collega la capitale della Polonia con i paesi baltici, sono linee che possono prioritizzare i trasporti commerciali, ma anche militari.

Al momento l’accordo passa molto vicino all’Italia, ma senza coinvolgerla. Uno dei Paesi con più progetti d’interesse avviati è la Croazia (32 sono i progetti che la riguardano) e i suoi investimenti stanno lasciando i segni sulla città portuale di Fiume. Rijeka è il punto adriatico di arrivo del Corridoio del Gas Nord-Sud, il progetto che intende diversificare le fonti di approvvigionamento del gas. La città ha così attirato una serie di investimenti strutturali (piattaforme, terminal merci, gasdotti…) che stanno favorendo un rapido e solido sviluppo: tra i progetti previsti nel prossimo futuro si guarda anche alla modernizzazione delle reti ferroviari che coinvolgono Fiume, la costruzione di un terminale container di acque profonde, lo sviluppo del bacino e delle capacità del terminal GNL di Veglia…

La vicina Trieste, forte della sua posizione strategica, al momento guarda dall’esterno questi movimenti dell’Europa dell’Est. La nostra città potrebbe cambiare?

Il ruolo di Trieste all’interno del Trimarium era stato sollevato nel 2024 nel capoluogo soprattutto dagli ambienti indipendentisti e da alcuni esperti di geopolitica; d’altronde non è difficile comprendere le ragioni di un coinvolgimento triestino all’interno del triangolo. In particolare, oltre agli articoli di Limes e Formiche, si era tenuta l’affollata conferenza ‘Trieste porto internazionale o bastione militare della Nato?’ dove era stato presentato l’omonimo libro di Paolo Deganutti che online ne aveva scritto in particolare per Pluralia.

Se durante la guerra fredda c’era la linea da Trieste a Settimo, la nuova linea di difesa ipotizza il triangolo Danzica-Costanza, pertanto con la Polonia e la Romania in prima fila e Trieste quale retroterra logistico e soprattutto ferroviario e marittimo, a fronte dei bacini chiusi del Mar Baltico e del Mar Nero. Non a caso Deganutti scriveva un anno addietro di “strategico triangolo territoriale che vede Trieste in posizione ‘adatta’ (insieme con Aviano Air Base utilizzata dall’USAF, dove ha sede il 31st Fighter Wing) a fare da ‘retrovia’ militare logistica”. Non solo Seconda Guerra Mondiale, perché già durante le guerre jugoslave, negli anni Novanta, Aviano aveva dimostrato questo ruolo militare connesso a Trieste.

L’elefante nella stanza è che, potenzialmente, ogni infrastruttura civile può avere una funzione militare e viceversa; la militarizzazione è un processo più indefinito di quanto di possa pensare. Basti considerare come la Slovenia intenda utilizzare i fondi destinati ai militari per il rafforzamento delle autostrade e come tanti elementi di un porto, ad esempio i cavi sottomarini, siano potenzialmente strumento e bersaglio militare.
Il passato mitteleuropeo di Trieste d’altronde si connette bene con una teoria quale il Trimarium che recupera la vecchia ipotesi dell’Intermarium degli anni Venti del novecento del bellicoso maresciallo polacco Józef Piłsudski, il quale riuniva i paesi affacciati su Baltico, Adriatico e mar Nero in un’unica confederazione tanto contro la Russia quanto la Germania.

Oggigiorno, a distanza di un anno, il discorso del Trimarium riferito a Trieste è stato messo da parte, mentre si fa sempre più strada il progetto indo-americano del corridoio IMEC. I due, tuttavia, vanno di pari passo, sebbene l’IMEC sia meno militarmente pronunciato. È pertanto lecito ipotizzare un ritorno di interesse nel Trimarium, connesso alle prossime evoluzioni del conflitto in Ucraina.

L’approfondimento è stato scritto insieme a Zeno Saracino, autore degli ultimi quattro paragrafi.

[a.c.] [z.s.]




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