L’inchiesta sugli appalti informatici: violata libera concorrenza
Le indagini del Nucleo Pef della guardia di finanza, come emerge dalle 28 pagine del decreto di perquisizione di cui AGI è in possesso, avrebbero riguardato «un articolato sistema criminale finalizzato a riciclare ingenti somme di denaro, verosimilmente derivanti da reati fiscali perpetrati per mezzo dell’emissione di fatture per operazioni inesistenti, finalizzate, tra l’altro alla creazione di ‘fondi nerì utilizzati per il pagamento di commesse corruttive». Come è emerso dalle intercettazioni ambientali e telefoniche, e dai successivi accertamenti della Gdf, la necessità di compiere azioni corruttive da parte degli imprenditori indagati nei confronti di alcuni funzionari pubblici, è stata soddisfatta «attraverso un complesso e ingegnoso meccanismo di monetizzazione». Inoltre – scrivono i detective -, «i rilevanti elementi indiziari hanno permesso di delineare il modus operandi degli indagati, nonchè di qualificarne l’illecito profitto che ammonta a non meno di 590 mila euro». E ancora: «dalle indagini svolte è emerso un rilevante e grave quadro indiziario relativo alla commissione di violazioni in danno della libera concorrenza e alle regolarità delle forniture alla pubblica amministrazione».
Dagli accertamenti della Gdf, è emerso che un imprenditore in particolare è riuscito a ottenere, «attraverso la corruzione, la garanzia di ottenere commesse da clienti di notevole rilievo e di essere introdotto presso i vertici di tali clienti, quale esecutore di pagamenti funzionali a ottenere, anche per il futuro la piena messa a disposizione della funzione ricoperta per assecondare le richieste dell’imprenditore», si legge nelle 28 pagine di decreto di perquisizione dalle quali emerge, tra l’altro, che agli indagati – 26 tra manager e imprenditori -, sono contestati i reati di corruzione, riciclaggio e autoriciclaggio oltre la turbativa d’asta e il traffico di influenze illecite. A coordinare gli accertamenti i procuratori aggiunti Giuseppe De Falco e Giuseppe Cascini e i pm Lorenzo Del Giudice e Gianfranco Gallo.
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