Calabria

L’inchiesta “Grimilde bis” sulla cosca di Cutro a Brescello: il ruolo di Rosita Grande Aracri

Rosita Grande Aracri ha «fornito un contributo consapevole alla realizzazione degli scopi» dell’omonima cosca di Cutro a Brescello, «rivestendo negli anni un ruolo cruciale nell’attuazione del principale oggetto sociale della consorteria, l’infiltrazione nel tessuto economico-produttivo del territorio» attraverso società che erano nella «disponibilità degli associati».
Lo scrive la gip Roberta Malavasi, che nelle motivazioni della sentenza del processo scaturito dall’inchiesta “Grimilde bis” della Dda di Bologna (con la quale il 14 ottobre 2025 ha inflitto in abbreviato 7 anni e 4 mesi di reclusione alla 43enne) ricostruisce il suo ruolo di imprenditrice del clan, svolto dal 2004 al 2023.
Rosita Grande Aracri è la figlia di Francesco, boss del piccolo centro della provincia di Reggio Emilia, e nipote del “mammasantissima” ergastolano Nicolino. Avrebbe realizzato «gli interessi» della ’ndrina e gestito le aziende di famiglia attuando le direttive del padre durante il periodo di detenzione e del fratello Salvatore (1979).
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale


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