Cultura

L’importanza dei contrasti: l’intervista ai Maquillage

credit: Kevin Baert

Gioia Podestà e Nick Symoens, nel 2022, hanno dato il via al progetto Maquillage e tre anni dopo eccoci qui per chiacchierare su un album d’esordio, “ArMOR“, che si dimostra solido e accattivante. La band belga ha tutte le carte in regola per colpire tanto un pubblico indie-rock quanto chi apprezza maggiormente shoegaze e dream pop. Gioia ha risposto, in modo molto esauriente, alle nostre domande.

(L’intervista, nella sua forma originale, la trovate su Rockerilla 542 di Ottobre 2025.)

Ciao Gioia, allora iniziamo un po’ guardandoci indietro. L’impressione, o almeno quello che io ho colto in questi anni, è che i Maquillage siano nati da una tua assoluta volontà (necessità?) di ripartenza in ambito musicale, ma posso anche sbagliare. Un progetto finito (You, Nothing.), un trasferimento in Belgio…cambiamenti drastici, una vita nuova…la voglia di iniziare qualcosa di nuovo c’è sempre stata o per un attimo hai pensato che forse con la musica ci poteva stare anche una pausa?
Ciao Riccardo e grazie per l’invito a rispondere a queste domande. Non ho mai pensato di prendermi una pausa dalla musica da quando ho iniziato (parliamo dialmeno 18 anni fa), sono sempre stata attiva in un modo o nell’altro, la musica é per me davvero una necessità e i Maquillage sono nati mentre ancora esisteva il progetto You, Nothing. Mi alternavo tra voli nel weekend per concerti/festival/ registrazioni in Italia e prove settimanali in Belgio con i Maquillage.

Tu venivi da una realtà indie italiana, veronese se vogliamo restringere ancora di più il campo. Che situazione hai trovato in Belgio?
In Italia esiste una realtà underground davvero interessante e ogni anno migliora e si moltiplica, ma la grande differenza che ho trovato é l’interesse nel pubblico. Sento che in Belgio la gente ha voglia di uscire e andare a concerti anche di artisti che non conosce per scoprire qualcosa di nuovo, in Italia è ancora molto difficile arrivare a questo punto. Non per niente il Belgio è conosciuto come la nazione dei festival.

Un disco d’esordio che arriva ora, a fine 2025, ma la band è nata 3 anni fa. Mi sembra che non abbiate voluto fare le cose in fretta, o sbaglio? Queste dieci canzoni sono figlie di un lungo lavoro, magari ve le portate live da un po’ e le avete affinate al massimo o invece sono nate in tempi recenti?
Esatto, abbiamo passato davvero tanto tempo in sala prove e conta che abbiamo anche cambiato un paio di volte formazione per quanto riguarda la chitarra e la batteria. Una grande svolta è stata sicuramente la scelta di fare entrare Walter al synth, questo ha richiesto tempo in più per rivedere i pezzi e trovare le giuste sonorità. Io e il bassista Nick Symoens rimaniamo già da tre anni fissi nella band e a capo della scrittura dei brani insieme.

Già sul titolo e sulla cover è impossibile non soffermarsi, con quella “r” minuscola che non può passare inosservata e con quell’immagine in bianco e nero che poi si mostra anche capovolta…dualismi e contrasti o sbaglio?
Il titolo è studiato in modo che possa essere letto in due modi diversi, AMOR e ARMOR, due parole contrastanti ma che possono anche unirsi nella domanda che ci siamo posti: l’amore come difesa o la difesa come maschera dell’amore?. È stato per noi in generale un anno di grossi cambiamenti a livello personale, ma anche come band, e questo album riflette tutto l’insieme di emozioni che abbiamo provato, dagli amori finiti, amori ritrovati o addirittura nuovi, nuove carriere, ansie, l’età adulta che ti fa rimettere i piedi per terra e tutti i sogni che abbiamo, e sono davvero tanti

Tu. Gioia, vieni da un passato, nella tua precedente band, in cui shoegaze e post-punk erano un po’ i cardini guida del sound. Qui sicuramente le cose sono cambiate, o meglio, si sono allargate, perché comunque non hai certo rinnegato il tuo passato, però mi pare chiaro che tu, con i Maquillage, non abbia mai voluto seguire pedissequamente orme già battute, sbaglio?
È chiaro che le influenze rimangono le stesse, sempre un mix tra post punk/ shoegaze/dream pop, ma qui ho avuto più modo, tempo e forse anche più esperienza per permettermi di sperimentare. La cura dei dettagli è diventata una cosa piuttosto importante in questa band e ci piace anche provare a suonareversioni diverse delle stesse canzoni utilizzando strumenti alternativi. Ad esempio in “Drift” é presente una chitarra “lap steel” suonata con uno slide metallico, nell’outro di “Desire” abbiamo registrato con un oud (chitarra araba) e a fine agosto abbiamo suonato live, per un intervista radio locale, quattro brani dell’album in acustico, sostituendo il basso con il moog e il synth con una fisarmonica.

L’importanza delle tastiere in questo disco non può assolutamente essere trascurata: sanno disegnare trame a tratti epiche, potenziando la melodia, ma soprattutto sanno ritagliarsi uno spazio importante tanto quanto le chitarre: non spalla l’uno delle altre, ma entrambe protagoniste. Che ne dici? Ti è sempre stata chiara in testa questo sound o strada facendo si è rafforzato?
Abbiamo sentito dopo il primo EP, la necessità di inserire un synth nella band e con Walter abbiamo trovato l’equilibrio perfetto. Le tastiere per noi sono diventate davvero fondamentali, tanto da basare interi brani su queste. Come ad esempio il brano “Moon”, è stato scritto proprio partendo dal synth.

Sai che in questo disco mi fa impazzire anche l’uso della tua voce? Mi sembra più ricca di sfumature, più sentita, più empatica. Io sento proprio “Moon” che hai appena citato, ad esempio e mi fai venire la pelle d’oca per come usi la voce. Sembra anche a te di essere migliorata come cantante?
Ti ringrazio per il complimento! In effetti sento di avere più padronanza della mia voce, cosa posso e non posso fare e come usarla al meglio. Anche il fatto di avere dei bravissimi musicisti alle spalle, mi permette di concentrarmi al massimo sulle linee vocali. Nell’ album c’è stato anche un grande lavoro insieme a Nick, per mischiare le nostre voci al meglio. In brani come “Again”, “Cosmic Circles”, “Are You Safe?”, “Closer” e “Desire”, cantiamo tutto il tempo assieme.

Il giro chitarristico di “Flowers” sembra arrivare dritto dritto dai primi album degli Editors…è veramente tagliente! Non trovi?
Abbiamo un sacco di ammirazione per gli Editors e possiamo solo che prendere spunto dai loro lavori, oltretutto il nostro chitarrista Jeroen è davvero un grande fan. È un brano dove chiaramente la chitarra sta al primo posto.

Nel disco troviamo momenti variegati, sensazioni anche contrastanti, c’è una canzone che a me sembra davvero essere una cartina tornasole perfetta, ed è “Are You Safe?”, nella quale mettete sul piatto praticamente tutto quello che potete offrire. C’è un taglio grintoso, un sound pieno e shoegaze, un rigore post-punk, potenza ma anche epicità e solennità, per non parlare di quel ritornello che invece è una specie di coro sacro dream pop. Non so tu come giudichi quel brano ma io lo trovo un vostro biglietto da visita pazzesco…
È un pezzo che ha fatto innamorare tutti quanti allo stesso modo. Credo che sia il brano che più di tutti nell’album spinge su sonorità shoegaze e poi la scelta nel ritornello di ripetere la domanda “Are You Safe?” fino a farla diventare quasi un mantra. Non è solo un ritornello: è una frase che torna, ossessiva e rassicurante al tempo stesso, per invitare chi ascolta a fermarsi un attimo e chiedersi davvero: sono al sicuro? Dentro di me, nelle mie relazioni, nel mondo? La definiamo come mantra contemporaneo, una sorta di trance fatta per catturare l’ascoltatore e portarlo ad una riflessione. Lo stesso che si ritrova anche in brani come “Closer” e “Desire”.

“Cosmic Circles” è il vostro tuffo in un mondo dream pop, avvolgente ed etereo, eppure ancora una volta “fisico”, non completamente onirico, come se impediste all’ascoltatore di perdersi completamente nel sogno, il gioco dei contrasti che si ripete…
Penso che tu abbia compreso perfettamente quanto ci piace giocare con i contrasti. “Cosmic Circles” è uno dei brani più dream pop dell’album e non per niente abbiamo deciso di sceglierlo come primo singolo. Pensa anche al contrasto tra questo brano e il secondo singolo “Are You Safe?”: ha creato una sorta di effetto sorpresa negli ascoltatori. Passiamo senza problemi dalle chitarre leggere e sognanti, a i riverberi e distorsioni più pesanti, sentendoci a nostro agio in entrambe le situazioni.

Dimmi qualcosa di “Drift”. Se ti dico che la definisco una ballata anni ’80 dalle suggestioni dream-pop ti arrabbi? Io la sento e mi vengono in mente proprio i film anni ’80, quelli da primo innamoramento, per capirsi. La vedo una canzone (in apparenza) “da sogni in cameretta”. Forse sono io che la vivo in modo un po’ troppo sdolcinato, ma non riesco a essere indifferente a questa dolcezza che ci mettete, che ne pensi?
Non mi offendo assolutamente, anzi, condivido il tuo pensiero. È al 100% una ballata dream pop che richiama agli anni 80. C’è tanta dolcezza nella musica in sé, ma attenzione, perché si scontra con le parole che canto. Il brano infatti parla d’incertezze, memorie e paure di una relazione che forse è arrivata ad un limite. Infatti nel ritornello si ripete la stessa domanda: “Ci stiamo allontanando?“.

“Shadows” ha questo ritornello che esplode in riverberi shoegaze marcati ed esaltanti, forse è questo il brano dove più l’anima shoegaze emerge e forse è anche quello che più mi riporta alla tua band precedente, che ne pensi?

“Shadows” è uno dei miei brani preferiti del disco e in generale per tutti noi uno dei più difficili e divertenti da suonare live. È un brano in cui le chitarre hanno un’importanza fondamentale e si intrecciano perfettamente nell’intro, esplodendo nel ritornello, che è basato su una domanda specifica: “Qual è il suono di un cuore che si spezza?”. Per quanto riguarda il riferimento al sound passato, ti dirò che considero, oggi, il lavoro fatto con gli You, Nothing molto più dream pop/indie rispetto ad “ArMOR”. Il sound dei Maquillage risulta, in molti brani, molto più duro e cupo rispetto a quello che facevo con gli You, Nothing.

Sai che a tratti, nel disco, ci sento dentro anche un po’ di riferimenti ai Placebo? È una band che sta tra i vostri ascolti? Al di là di ascolti personali, avete una o due band che mettono d’accordo tutti nella band?
Non sei il primo che trova riferimenti ai Placebo nella nostra musica ed effettivamente è una band che rientra nei nostri gusti personali. Oltre a i Placebo, le band che più mettono d’accordo tutti e cinque sono i DIIV, Joy Division, Slowdive, Explosions in the Sky e i belgi Slow Crush e Brutus.

Se dovessi dirmi una canzone il cui risultato finale ti ha stupito, perché magari c’era sempre qualcosa che non tornava o perché ha avuto una gestazione particolare, cosa mi diresti?
Un brano che ha stupito tutti e cinque nel risultato finale è “Again”, di cui subito non eravamo molto convinti del potenziale e nemmeno se includerla nell’album, ma che poi durante le registrazioni abbiamo rivisto in alcune parti e rivalutato completamente. È una canzone che oggi amiamo e che ci fa sognare.

Grazie mille ancora Gioia per la tua disponibilità. Ultima domanda. Quali sono i progetti per il 2026 per i Maquillage?
Grazie mille a te per l’intervista e a IFB per lo spazio concesso. I nostri progetti per il futuro sono davvero tanti, ma in questo momento sentiamo che dobbiamo dare la priorità a questo nostro primo album, cercando di portarlo live il più possibile e il sogno di poterci esibire il prossimo anno su palchi grossi come l’Ancienne Belgique a Bruxelles o il Pukkelpop Festival. Anche tornare a suonare in Italia è un punto fondamentale nella nostra lista di progetti e ci stiamo già organizzando. Nel mentre abbiamo già varie demo per un prossimo album, idee già chiare su i suoni che vogliamo e soprattutto le tempistiche. Secondo i piani già a fine primavera 2026 ci richiuderemo in studio.


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