l’impatto della guerra in Iran sul Regno Unito
LONDRA – La Banca d’Inghilterra suona l’allarme: la guerra in Iran ha aggravato il rischio di una crisi finanziaria e le ripercussioni economiche saranno “notevoli ma imprevedibili”.
Il verdetto della Financial Policy Committee della BoE, pubblicato oggi, è che “lo shock peserà sulla crescita, farà aumentare l’inflazione e inasprirà le condizioni finanziarie. L’impatto negativo sulla macroeconomia globale aumenta la possibilità che diverse vulnerabilità si cristallizzino contemporaneamente, amplificando il loro effetto sulla stabilità finanziaria e perfino sulla prestazione di servizi finanziari essenziali per le famiglie e le imprese britanniche”.
Impatto sul lungo termine
Anche se il conflitto sarà di breve durata, il suo impatto si farà sentire sul lungo termine, perchè avviene in un “contesto globale notevolmente imprevedibile e in un periodo in cui i rischi globali erano già elevati”, secondo la BoE, e quindi “periodi di intensa volatilità e shock sovrapposti” sono inevitabili.
«Non sarà un periodo facile», ha ammesso il premier britannico Keir Starmer, perché «è evidente che l’impatto della guerra determinerà il futuro del nostro Paese». Il Governo sta preparando una serie di misure per aiutare le famiglie a gestire l’aumento dei prezzi e in particolare delle bollette in seguito all’impennata dei prezzi del petrolio e del gas dopo l’attacco degli Stati Uniti contro l’Iran, ha assicurato oggi Starmer, insistendo che il Regno Unito ha le risorse per affrontare un periodo di inevitabile incertezza.
Il monito di Ocse e Fmi
Sia l’Ocse che il Fondo monetario internazionale hanno avvertito questa settimana che la Gran Bretagna è particolarmente vulnerabile per la sua dipendenza dalle importazioni di energia e per il debito pubblico elevato, con il rischio di un aumento dei costi per il Tesoro e di un’ondata di vendite di gilt da parte degli hedge fund.
Le famiglie britanniche stanno già risentendo della crisi, ha sottolineato la Bank of England: il prezzo della benzina è aumentato del 10% dall’inizio del conflitto il 28 febbraio e i tassi d’interesse sui mutui immobiliari sono aumentati, mentre il numero di mutui disponibili è diminuito. Oltre 5 milioni di persone si troveranno a dover pagare rate del mutuo più salate entro il 2028, secondo la BoE.
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