Liguria

Liguria al femminile, in Comune e in Regione oltre il 60% dei dipendenti è donna


Genova. Nel Comune di Genova a trainare il lavoro è la presenza femminile. Su un organico complessivo di 5.047 dipendenti, il 65% è composto da donne. La quota resta alta anche nelle posizioni apicali: il 55% dei dirigenti è donna e la percentuale arriva a sfiorare il 57% tra le elevate qualificazioni e alte professionalità. Guardando alle assunzioni degli ultimi cinque anni, dal 2021 al 2026, quasi il 77% dei nuovi ingressi riguarda personale femminile.

I dati emergono dalla ricerca “Donne, talenti in Comune – Le skills delle donne”, realizzata dal Centro studi della Direzione area Attrattività, Competitività e Transizione Ecologica del Comune di Genova. Lo studio si basa su un’analisi documentale e su un questionario rivolto a circa cento donne tra i 18 e i 65 anni, italiane e straniere, residenti in Italia e all’estero. Il sondaggio, composto da 27 domande e compilato in forma anonima sulla piattaforma europea EU Survey tra la fine del 2024 e il 2025, indaga percezioni, ostacoli e strategie legate alla presenza femminile nel mondo del lavoro.

“I dati dimostrano che una presenza femminile forte e qualificata è possibile anche nelle posizioni di responsabilità – commenta la sindaca Silvia Salis –. A Palazzo Tursi il 65% dei dipendenti è donna e più della metà dei ruoli apicali è ricoperta da donne. Anche la nostra giunta ha una maggioranza femminile, un caso piuttosto raro nei principali Comuni del Paese”. Secondo la sindaca numeri importanti, ma che non devono far dimenticare come il divario di genere nel mondo del lavoro non sia ancora superato.

«Persistono ostacoli che incidono sulle scelte di vita e di carriera – aggiunge Salis –. In Italia una donna su cinque lascia il lavoro dopo la nascita di un figlio e tra i 25 e i 49 anni il carico della cura familiare continua a gravare soprattutto sulle madri. A cinque anni dalla laurea il divario retributivo supera il 20% a sfavore delle donne». La Giornata internazionale della donna, sottolinea la sindaca, deve essere dunque anche un momento per rilanciare politiche strutturali che favoriscano pari opportunità di accesso e crescita professionale.

Le donne rappresentano «un pilastro importante di un’organizzazione complessa”, conferma l’assessora comunale alle Pari opportunità e al Personale, Rita Bruzzone, ma “il divario occupazionale e retributivo resta. Le carriere femminili sono spesso più discontinue e legate al part-time per conciliare famiglia e lavoro. La maternità continua a rappresentare un ostacolo significativo”.

In Regione la quota donne è del l 63,4%, ma i dirigenti sono meno della metà

Anche la Regione ha diffuso i dati della presenza femminile nell’ente: il 63,4% dei dipendenti della Regione Liguria è donna, e donne sono il 38,4% dei direttori, il 44,8% dei dirigenti e il 65,6% dei funzionari.

“Le aziende che puntano su una forte presenza femminile sono più innovative e competitive – dice il presidente della Regione Liguria Marco Bucci -. Per questo siamo ancora più orgogliosi di poter dire che in Regione Liguria le donne costituiscono oltre il 60% dei dipendenti della nostra amministrazione. Donne che operano in ogni ruolo, dai servizi amministrativi alla dirigenza fino agli assessorati, contribuendo ogni giorno, con competenza e dedizione, alla crescita della nostra comunità”.

“Siamo consapevoli di quanto sia fondamentale garantire pari opportunità in ogni ambito, promuovendo condizioni di lavoro e percorsi di carriera equi. Nei nostri uffici non esiste gap retributivo tra uomini e donne, a differenza di quanto accade spesso nelle aziende private. È una realtà che, unita ai numeri, di certo non basta a cancellare il tema del divario di genere nel mondo del lavoro, ma ci spinge ancora di più a lavorare su questa strada, con percorsi di crescita professionale fondati sul merito, garantendo piena valorizzazione delle competenze e lavorando parallelamente su sostegni efficaci alle famiglie, che permettano alle donne di non dover scegliere tra famiglia e carriera”.

“Il dato del 63,4% di presenza femminile tra i dipendenti regionali, insieme alla significativa quota di dirigenti e funzionari donne, conferma la qualità e il valore del contributo femminile nella nostra amministrazione – continua l’assessora al Personale Claudia Morich -. Abbiamo la fortuna di lavorare in un ente in cui la crescita e il riconoscimento del valore di ognuno non viene influenzato dal genere, lo conferma il mio recente ingresso in Giunta”.

“Non possiamo promuovere la parità di genere nella società ligure senza essere, per primi, un esempio – conclude l’assessore alle Pari Opportunità e all’Occupazione Simona Ferro – Nel 2023 abbiamo istituito un tavolo permanente regionale sulla certificazione di genere nelle imprese con almeno 50 dipendenti. Prima della nascita di questo tavolo le certificazioni erano soltanto 14, oggi sono certificate più di 900 sedi operative tra aziende ed enti. Un dato che parla chiaro e testimonia concretamente il nostro impegno”.

Le donne nel mondo del lavoro tra pregiudizi e stereotipi

Il questionario del Comune ha indagato ulteriormente la situazione della popolazione femminile a Genova, raccogliendo la percezione delle donne rispetto al gender gap e ai modelli culturali che lo alimentano. Il 23% delle intervistate ritiene che una donna con figli piccoli non dovrebbe lavorare a tempo pieno, mentre il 27% considera ancora prevalentemente femminile la responsabilità della cura dei figli. Il 44% pensa inoltre che le donne possano utilizzare il proprio aspetto fisico per avere successo professionale.

Sul rapporto tra maternità e lavoro emergono differenze tra italiane e straniere. L’83,3% delle donne straniere dichiara che la nascita dei figli ha influenzato il proprio percorso lavorativo, contro il 66,7% delle italiane. Allo stesso tempo, il 36,4% delle italiane afferma di aver rinunciato alla maternità per ragioni legate alla carriera, percentuale più alta rispetto al 20% registrato tra le straniere.

L’indagine richiama anche i dati di Istat sul livello di istruzione, che mostrano un significativo cambiamento generazionale: nel 2023 il 68% delle donne tra i 25 e i 64 anni possiede almeno un diploma o una qualifica, contro il 62,9% degli uomini. Anche per i titoli universitari le donne risultano più numerose, con il 24,9% rispetto al 18,3% degli uomini.

Tra i temi affrontati nello studio c’è anche il fenomeno delle cosiddette “queen bee”, ovvero le dinamiche competitive tra donne negli ambienti professionali. Secondo l’analisi, non si tratterebbe di una caratteristica intrinseca, ma piuttosto di un adattamento culturale sviluppato in contesti storicamente segnati da disparità e competizione per l’accesso alle posizioni di potere.

Dalla ricerca emerge infine come maternità, gestione familiare e cura di figli, anziani o persone fragili rappresentino ancora nodi critici per molte lavoratrici. Le esperienze raccolte indicano però anche che flessibilità organizzativa, fiducia e politiche inclusive possono rendere più compatibili ambizioni professionali e responsabilità personali, con benefici per l’intero sistema lavorativo.




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