Cultura

Lightning In A Twilight Hour

Crepuscolare, ricco di sfumature di colore, l’album dei Lightning In A Twilight Hour è l’ennesimo diario di viaggio di Bobby Wratten (già Field Mice, Northern Picture Library, The Occasional Keepers, Trembling Blue Stars). “Colours Yet To Be Named” è il trionfo dei sensi e della percezione onirica, un concentrato di emozioni in cui la teoria filosofica dei colori di Johann Wolfgang Von Goethe si sposa con la fragile malinconia del musicista inglese, rimettendo in moto per l’ennesima volta un immaginario sonoro dove armonie eteree e drum machine vellutate alla maniera dei New Order si fondono in una musica tanto malleabile quanto coesa.

Che ad anticipare l’uscita del nuovo album sia stato un ottimo singolo che Bobby Wratten ha tenuto fuori dal progetto finale, “There’s More To Life Than Crooks”/”Haar”, è coerente a quella filosofia abbracciata dai tempi della mitica Sarah Records, che prediligeva il formato 7” per le esternazioni più pop e indifferibili. L’urgenza e l’intensa magia pop della prima facciata e l’oscurità introspettiva della B-side sono alla base di quel contrasto che “Colours Yet To Be Named” elabora con una sequenza di romantiche canzoni autunnali.
Ad affiancare Wratten ci sono gli amici e collaboratori di sempre, ovvero Anne Marie Davies, Beth Arzy, Ian Catt e Michael Hiscock. La musica non è cambiata: voci vellutate e sonorità cristalline sono sempre al centro delle undici tracce, che siano più pop (“Red Comet”), che intercettino l’elettronica più colta (“Graph Paper”, “Opaque Retreat”) o che indugino su alchimie dream-pop (“Addicere”, “Folk Radio”), le canzoni si incastrano alla perfezione in uno scenario sonoro che continua ad affascinare sia i fan dei Galaxie 500 (“The No-Sound Of Falling Snow”) che gli irriducibili nostalgici dei Cocteau Twins (“The Quiet And The Confusion”).

La musica dei Lightning In A Twilight Hour è parte di quel mondo parallelo in cui “pop” è un appellativo nobile, dolcezza coincide con poesia (“Fortress”, “Inner Heat”), le lacrime si asciugano prima di solcare il viso (“Blue Traces”) e anche più ruvide sonorità shoegaze sono simili a una carezza (“Every Flame A Sunset”).
“Colours Yet To Be Named” non è solo una solida conferma del talento di Bobby Wratten, ma anche una delle colonne sonore più appropriate per queste giornate invernali.

10/01/2026




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