Marche

Licenziato per assenza ingiustificata, ma era in ferie: società condannata


FABRIANO – Licenziato per assenza ingiustificata ma, secondo gli atti, era ufficialmente in ferie. Il paradosso diventa sentenza: il giudice del lavoro di Roma (chiamato ad esprimersi dopo l’ordinanza di incompetenza territoriale del tribunale di Ancona) ha annullato il licenziamento per fatto insussistente, ha ordinato la reintegra e riconosciuto al lavoratore, un 29enne di Fiuminata (Macerata) 12 mensilità di risarcimento, oltre ai contributi.

La vicenda

Il lavoratore era dipendente di Gsa Spa, società attiva nei servizi di sorveglianza antincendio in appalto, anche in ambito ospedaliero, con sede a Roma. Fino all’estate 2023 era impiegato a Borgo Tufico, nel Fabrianese, nell’ambito del cantiere della Pedemontana. Con la cessazione dell’appalto, l’azienda sostiene di averlo trasferito dal 25 settembre 2023 ai presidi ospedalieri di Ancona, in particolare a Torrette. Secondo la versione aziendale, proprio il 25 settembre il 29enne si sarebbe presentato a Torrette, avrebbe rifiutato di prendere servizio e si sarebbe allontanato. Da quel giorno in poi, sempre secondo la società, non si sarebbe più presentato, maturando un’assenza ritenuta ingiustificata. Sono seguiti la contestazione disciplinare e, mesi dopo, il licenziamento comunicato nel marzo 2024. In tribunale però è emerso che il trasferimento doveva essere comunicato per iscritto e in modo certo. La società ha prodotto una lettera, ma priva di data e senza prova di consegna al lavoratore. Tuttavia, in una mail aziendale del 13 settembre 2023 risulterebbe che il dipendente è stato collocato in ferie fino al 30 settembre. Nella stessa mail gli si chiedeva di far conoscere, entro quella data, la sua scelta sulla possibile assegnazione a un appalto ospedaliero, senza indicare in modo definitivo decorrenza e sede operative. Troppa incertezza, per il giudice: da una parte un trasferimento stabilito, dall’altra ferie in corso e una scelta rimessa al lavoratore. Il tribunale ha escluso l’assenza ingiustificata: senza una comunicazione chiara e verificabile del trasferimento, la mancata presenza non è imputabile al dipendente. Non risultano provati neppure i tentativi di consegna a mano e pesa la gestione della procedura: dopo la contestazione, a fine dicembre 2023 l’azienda sospendeva il procedimento e arrivava comunque al recesso. Il tribunale ha così ordinato la reintegra e il riconoscimento di 12 mensilità. Il lavoratore, assistito dagli avvocati Giovanna Sartori e Fabio Pierdominici, dopo la sentenza del 2 gennaio scorso non ha ancora deciso se rientrerà a lavoro: non si esclude che si possa andare a giudizio.




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