Cultura

Libri – Alessandro Cancian e Giacomo Graziano

Autori: Alessandro Cancian e Giacomo Graziano
Titolo: Smell Of Grunge: la scena di Seattle e i suoi dischi
Editore: Arcana
Pagine: 388
Prezzo: 19,50 euro

cancian_graziano__smell_of_grungeAbbiamo già incontrato Giacomo Graziano su queste pagine nel 2023, in occasione della pubblicazione del libro “Gli anni del grunge: Italia 1989-1996”. Di recente ha unito le forze con Alessandro Cancian, insieme al quale per Arcana ha confezionato l’ideale completamento di quel progetto: un libro che racconta una storia in maniera cronologica, ma al tempo stesso rappresenta un prezioso documento di consultazione. Come dire: potete leggerlo in sequenza, tutto d’un fiato, rispettando l’ordine immaginato dagli autori (è la scelta da noi consigliata), oppure andare dritti sulle pagine di vostro interesse. Si parte da un assioma: il grunge non sarebbe mai esistito senza la città di Seattle, senza il suo (all’epoca) isolamento dal resto degli Stati Uniti, senza quel porsi – non soltanto geograficamente – distante dalle tendenze modaiole di New York o Los Angeles, situazione che aveva cristallizzato i gusti dei giovani locali dentro un immutabile mix di garage-rock anni Sessanta, classic rock anni Settanta e truce hard-rock anni Ottanta.

Il quarto lato di questo ipotetico quadrilatero stilistico era facilmente rintracciabile nel punk-hardcore: ecco quindi servita la ricetta dalla quale scaturirà quel suono ruvido e sporco che trovò i primi canali di trasmissione nella fioritura di locali che fungevano da centro aggregante, dove esibirsi e incontrarsi, nell’emittente radiofonica dell’Università locale, la KCMU, oggi molto nota col nome di KEXP, e soprattutto nella nuova, piccola (per il momento), etichetta discografica che marchierà a fuoco molte delle uscite discografiche che renderanno il grunge un fenomeno mondiale, la Sub Pop, avviata su iniziativa di Bruce Pavitt e Jonathan Poneman, perfetti nel catturare lo spirito della nascente scena, un sound facilmente riconoscibile, plasmato per mezzo delle registrazioni curate dal produttore (e chitarrista) Jack Endino nei Reciprocal Recordings Studios.

Cancian e Graziano ripercorrono il periodo fra il 1985 e il 1996, dedicando un’esauriente scheda a ciascuno degli album da loro ritenuti fondamentali, soffermandosi (con rarissime eccezioni: Afghan Whigs, Smashing Pumpkins, Stone Temple Pilots) sulle band della zona di Seattle. La partenza è affidata a “Come On Down” dei Green River, maggio 1985, grunge prima che si sapesse cosa potesse significare tale termine, una band formata da futuri membri di Pearl Jam e Mudhoney, fra i pochi progetti sopravvissuti fino ai nostri giorni. Si chiude proprio con i Pearl Jam, “No Code”, agosto 1996, quando il grunge ormai non esisteva più e i protagonisti ancora in pista cercavano di ampliare i propri orizzonti stilistici, puntando su un sound più “adulto” e diversificato.

Gli effetti dell’esplosione della grunge-mania, dovuta soprattutto al grandissimo successo riscosso da Nirvana e Pearl Jam, portarono molte label, anche importanti, a sguinzagliare i propri talent scout, alla ricerca di formazioni emergenti da mettere sotto contratto. Fu la precoce fine della storia: chi decise di salire sul carro dei vincitori verso la metà degli anni Novanta, con l’intento di monetizzare il più possibile, non aveva alcun legame con i valori iniziali della scena e con la città di Seattle, replicava un suono imitando le voci di Eddie Vedder o Kurt Cobain. Questa seconda ondata grunge registrò qualche notevole – in diversi casi effimero – successo (gli inglesi Bush, gli australiani Silverchair, i Creed, i Puddle Of Mudd, gli Staind), ma i nuovi protagonisti erano ben distanti dalla profondità e dalla tensione narrativa dei pionieri. Se un’eredità del grunge va ricercata, secondo gli autori di “Smell” questa è rintracciabile piuttosto nelle zone oscure dell’alternative rock o nelle produzioni indipendenti che arricchirono la seconda metà degli anni Novanta.

Il volume è suddiviso in tre parti, dedicate rispettivamente al battesimo della scena, agli anni del successo mainstream e al declino del grunge e dei suoi protagonisti: tutto accade nello spazio di un decennio. In ordine di apparizione sfilano i lavori più significativi incisi da Screaming Trees, Soundgarden, Nirvana, Mother Love Bone, Alice In Chains, L7, Melvins, Temple Of The Dog, Hole, Babes In Toyland, Brad, giusto per citare alcuni dei nomi più noti. Tutto si sfalderà in coincidenza con il suicidio di Cobain, il commiato di un’intera generazione, un gesto nichilista e disperato, un atto violento e perentorio che fece calare il sipario su una saga davvero irripetibile.

Fra le tante schede dedicate agli album, gli autori incastonano alcuni interessanti approfondimenti, focalizzati su argomenti che rendono pressoché esaustiva la narrazione: i Reciprocal Recordings, il film “Singles”, alcune compilation che contribuirono a diffondere le canzoni delle prime band grunge, un focus sul movimento riot grrrl, il tributo a Mia Zapata, le battaglie (perse) per limitare il prezzo dei biglietti dei concerti, battaglie condotte in particolare dai Pearl Jam contro l’egemonia di Ticketmaster, l’imperdibile documentario “Hype!” e la relativa colonna sonora, più una sezione finale dedicata agli Mtv Unplugged registrati dalle band di Seattle, quando il più importante canale televisivo musicale al mondo accettò il grunge, di fatto disinnescandolo, rendendolo fruibile a un numero maggiori di ascoltatori, ma privandolo della sua carica elettrica. A completare ciascuna sezione del libro provvedono tre playlist contenenti una selezione di brani curata direttamente da Cancian e Graziano.

17/02/2026




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