Lì non si può rimanere

Le cinquanta famiglie che occupano l’edificio di Asp in via Don Minzoni dovranno, presto o tardi, trovare un’altra soluzione abitativa. Lo ha fatto intendere il sindaco Matteo Lepore, che ha detto che nel palazzo occupato attraverso l’azione del collettivo Plat “non si può rimanere”. Anzi, per il primo cittadino l’immobile di proprietà dell’azienda comunale per i servizi alla persona è “quello più sbagliato da occupare”.
Da venerdì, nel palazzo al civico 12, abbandonato a due passi da Porta Lame, ci vivono 142 persone tra cui 72 minori, comprese le due famiglie sfrattate violentemente il giorno prima dagli appartamenti di via Michelino. La riapertura dei portoni era stata rivendicata dal collettivo come un “gesto coraggioso per bloccare l’emergenza abitativa in città”.
Don Minzoni come il condominio solidale Carracci? “Lo escludo”
Di segno opposto il commento di Lepore, arrivato a margine di un evento pubblico sabato mattina: “Invito a non strumentalizzare bambini e famiglie, ma di lasciar lavorare i nostri operatori”, ha dichiarato, aggiungendo che il destino del palazzo di Asp non potrà essere quello del condominio occupato sempre da Plat nel 2023.
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Se per la situazione in via de’ Carracci l’amministrazione aveva evitato lo sgombero e creato un progetto collaborativo e solidale per l’abitare, lasciando che fossero gli stessi inquilini a occuparsi di parte dei lavori di manutenzione, Lepore ha “escluso” la stessa modalità per via Don Minzoni: “Pensare di scaricare sull’autorecupero delle famiglie un’emergenza di queste dimensioni è velleitario ed esporre famiglie con bambini nelle occupazioni è sbagliato, perché è un modo assolutamente negativo di affrontare un’emergenza”.
Il progetto per costruire uno studentato
Anche perché il palazzo è coinvolto in un progetto edilizio che lo trasformerà in uno studentato con circa 300 posti, di cui il 30% convenzionato con posti letto a prezzo calmierato, “che vuol dire tra i 200 e i 500 euro – ha ricordato Lepore – noi vogliamo partire con i lavori ed è fondamentale che questo immobile venga rigenerato, perché da molti anni è vuoto e abbiamo trovato un investitore che è interessato a rigenerarlo”.
Sul futuro delle famiglie attualmente occupanti – una parte è stata sfrattata mentre l’altra è verso la fine della locazione – il Comune avrebbe messo in campo “soluzioni che sono state offerte ad alcune di queste famiglie dai nostri assistenti sociali”, ha proseguito il primo cittadino. Per chi non è ancora sotto sfratto, invece, è necessario “capire se possono essere inserite in percorsi di transizione abitativa”.
L’attacco al governo: “Sulla crisi abitativa lasciati soli”
Io penso che ci siano tutti gli strumenti per uscire da questa situazione con i percorsi ordinari che abbiamo”. Di conseguenza, “chiedo davvero a questo sindacato di base di non strumentalizzare bambini e famiglie ma di lasciar lavorare i nostri operatori”, è l’appello di Lepore, che non ha riservato attacchi al governo centrale: “Lo Stato non finanzia nulla e noi dobbiamo fare le risorse per poter fare gli interventi”.
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