Marche

«Lì la gente festeggia in strada. Sogno il ritorno della democrazia»

MACERATA «Ora c’è veramente la speranza di un futuro migliore». La voce di Bahar Ghaempanah arriva rotta dall’emozione, ma decisa. Da Macerata, dove gestisce il bar Totò insieme al fratello Hooman e alla sorella Shadi, segue con apprensione ciò che accade in Iran, suo Paese di origine, tra contatti difficili con i familiari e notizie frammentarie. Nelle ultime ore è riuscita a parlare con i parenti solo a intermittenza.

  

Il racconto

«Sabato sera siamo riusciti a sentire una sola persona, poi è caduta la linea e hanno bloccato Internet.

Non abbiamo saputo più niente fino a due ore fa». L’ultimo aggiornamento, però, è una rassicurazione: «Il marito di mia sorella mi ha chiamato e ha detto che stanno tutti bene». Secondo i racconti che riceve, le città sarebbero attraversate da una mobilitazione spontanea, soprattutto di giovani. «Ci sono tantissime persone in strada, tanti ragazzi a festeggiare». Alla speranza si affianca la paura per i civili e per la confusione delle informazioni che circolano. «Abbiamo paura che vengano colpiti i civili. I siti militari e le zone a rischio sono spesso dentro le città, vicino agli ospedali o alle scuole. Se succede qualcosa, si rischia di coinvolgere anche la gente comune».

Il sentimento che prevale, racconta, è però quello di un possibile cambiamento: «Non c’è paura della libertà. C’è piuttosto la speranza che possa finire davvero il clima del terrore. Sabato noi piangevamo, ridevamo, non sapevamo cosa fare. Le lacrime erano per tutti gli anni passati sotto dittatura».

Bahar ha vissuto in Iran fino ai 34 anni: «Ho studiato, lavorato, costruito la mia vita sotto quel regime. Avevo un lavoro stabile, una casa, tutto quello che una persona può desiderare. Ma non potevo respirare. Ogni giorno c’erano obblighi, leggi, limiti».

Nel 2024 anche la sorella Shadi ha lasciato il Paese, dopo le proteste di “Donna, vita, libertà”, il movimento nato nelle piazze iraniane dopo la morte della giovane Mahsa Amini, arrestata dalla polizia morale per aver indossato impropriamente il velo.

 

Gli scenari

«Mia sorella era avvocato. Abbiamo lasciato le nostre vite lì, ma non la speranza», dice Bahar. Guardando alle nuove generazioni, il suo tono si fa più fiducioso: «Questa generazione vuole decidere da sola il proprio futuro. Dovrà essere il popolo iraniano a scegliere, con una vera votazione, quale strada prendere». Consapevole che un eventuale cambiamento non sarà immediato, Bahar mantiene uno sguardo realistico: «Se davvero il regime finisse, ci vorranno anni per ricostruire tutto. Forse dieci anni, forse più. Ma non importa, il popolo iraniano sa come rialzarsi».




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