Liguria

“L’hai visto Padre Pio?”: arrestato l’uomo che aveva aiutato il latitante Bonavota a trovare casa a Genova


Genova “Con Padre Pio vi siete visti?”. E’ partita da quest’intercettazione l’indagine del Ros che, coordinato dalla procura di Genova, ha portato all’arresto oggi di tre persone accusate di aver favorito Pasquale Bonavota quando era latitante a Genova.

L’intercettazione era stata carpita da due degli indagati nell’inchiesta per un maxi traffico di cocaina importata dal Sud America e gestita dal carcere da Gabriele Puleo, condannato per questo traffico a 27 anni insieme ad altri 12 imputati. Tra loro c’è anche Rocco Spagnolo, nato a Siderno (Reggio Calabria) ma residente a Genova da anni nel quartiere di Molassana. E’ a lui che l’altro indagato chiede se ha incontrato “Padre Pio”, il soprannome di Bonavota.

E’ il 2020 e Spagnolo, secondo l’accusa avrebbe incontrato varie volte Bonavota, che era latitante visto che su di lui pendeva una richiesta di custodia cautelare per associazione a delinquere di stampo mafioso, accusato di essere  il capo della locale ’ndranghetista di Sant’Onofrio, a Vibo Valentia. Se occorre premettere che Bonavota era stato condannato in primo grado a 28 anni di carcere nell’ambito di quell’inchiesta, è stato poi assolto in appello e anche in Cassazione e oggi è tornato un uomo libero.

All’epoca però era un fuggitivo. Si nascondeva in un’abitazione di via Bologna nel quartiere di San Teodoro. Era stato arrestato il 27 aprile 2023 dentro la cattedrale di San Lorenzo a Genova perché, come già lascia intendere il soprannome, è un uomo molto religioso. Ma per cinque anni aveva vissuto da latitante e i carabinieri del Ros non hanno mai avuto dubbio: aveva una rete di conoscenze su cui poteva contare.

Rocco Spagnolo, che oggi si trova in carcere proprio per l’inchiesta sul traffico di droga, è accusato di favoreggiamento, in quanto avrebbe incontrato varie volte Bonavota in una bar di Marassi, vicino allo stadio. E lo avrebbe aiutato fornendogli supporto materiale e logistico, compreso quello di trovargli una casa.

Ha ricevuto la nuova ordinanza di custodia cautelare mentre si trova in cella, proprio a Marassi per scontare una condanna a 8 anni. Con lui altre due persone hanno ricevuto, già da detenute, il nuovo ordine di arresto: si tratta di di un conoscente, che gli avrebbe fatto recapitare  generi alimentari, denaro che poteva ritirare in un money transfer sotto falso nome e in un’occasione era venuto a Genova di persona per consegnare a Bonavota un telefono cellulare. Il terzo arrestato gli aveva dato una copia della propria carta d’identità e della tessera sanitaria in modo che potesse utilizzarla per le più svariate esigenze.




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