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L’ex concorrente di Masterchef Monir Eddardary apre il suo ristorante (che nasce dall’amore): «Niente fine dining, solo divertimento, buona cucina e felicità»

Monir, come va?
«La verità? È un incubo. Mille cose da fare, e troppo poco tempo per farle».

Vedo che il successo non ti ha tolto la tua schiettezza, bene. A che punto siamo con il ristorante? Quando e dove aprirà?
«Entro il 15 novembre dovrebbero finire i lavori, e una settimana dopo dovremmo aprire. Diciamo entro fine novembre. Si chiamerà Amina, sarà un locale di cucina marocchina contemporanea, con alcune tecniche e idee rivisitate, ma con un gusto 100% marocchino. Saremo a Milano, tra Porta Romana e la Bocconi: lì ho trovato il posto giusto per aprire».

Da quanto covavi questo progetto?
«In realtà l’idea è nata nel momento in cui ho messo piede a Milano, dopo Masterchef Italia. In quei mesi ho iniziato a fare lo chef a domicilio. La cucina marocchina è il mio mondo, quindi visto che non la faceva nessuno l’ho fatta io, ed è piaciuta».

Quando è stata la svolta dall’idea al progetto concreto?
«Nel 2023 ho conosciuto la mia ragazza, Alessia, ed è stata lei a convincermi. Lei è un’imprenditrice già da qualche anno, e per fare ristorazione bene bisogna anche saper gestire numeri, cosa che io non so fare, quindi insieme a lei abbiamo trovato il locale giusto e abbiamo deciso di partire. Lei starà in sala, è una persona molto positiva, energica e solare».

Quindi, alla fine, Masterchef è servito…
«Certo che è servito. Io ho sempre lavorato come camierere nella vita. In Italia, in Australia, in Nuova Zelanda. Poi l’amore per le mie radici gastronomiche marocchine mi ha portato a Masterchef Italia e lì mi sono appassionato di più all’altro lato della ristorazione, quello dietro ai fornelli. Alla fine è stato Masterchef ad aiutarmi ad allineare tutti i puntini, e ora tutto torna. Nel frattempo ho lavorato in cucina, anche alla Taverna Trastevere di Nicolas Vaporidis, dove ho accumulato esperienza, perché tra Masterchef e la cucina vera c’è un abisso».

Al di là delle difficoltà del pre-apertura, sembri molto carico, no?
«Lo sono. Questa è l’avventura che ora ci siamo imposti di affrontare, e siamo molto positivi. La mia attitudine è ed è sempre stata quella: gli errori certo ci saranno, ma siamo felici e questo è l’importante, ci crediamo davvero tanto».

Che tipo di locale sarà Amina?
«Vogliamo che chi viene da noi entri in un ambiente che rappresenta la convivialità marocchina, un posto dove passare un paio d’ore di divertimento, buona cucina e felicità».

Quindi non un ristorante di fine dinig?
«No, assolutamente. Ti dico la verità, per quanto possa suonare strana: il mi obiettivo nella vita è uscire dalla cucina e fare l’oste. Non mi vedo tra dieci anni in cucina: io posso fare tutte le preparazioni di questo mondo, ma poi voglio uscire, perché le quattro mura della cucina mi stanno un po’ strette».

Quali saranno i piatti da non perdere?
«Ce ne saranno almeno due: la Bastila di pollo, che è una sorta di torta salata agrodolce con cannella, mandorle tostate, cipolla caramellata, e poi sicuramente il tajine con manzo, prugne mandorle, che è un piatto che almeno una volta nella vita si deve provare».


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