Trentino Alto Adige/Suedtirol

L’ex carabiniere al timone del Don Bosco – Laives



LAIVES. Dopo la prematura scomparsa, qualche anno fa, di Luigi Giovannini, era toccato a Giancarlo Schiavon, maresciallo dei carabinieri in pensione (nella foto è il primo da sinistra), l’impegnativo compito di assumere la guida dell’associazione Centro Don Bosco, una delle associazioni storiche di Laives, che conta in media 8-900 soci. Un incarico certo non facile, ma che Schiavon ha affrontato (e sta affrontando) con passione, coadiuvato dal direttivo. Un aspetto importante, quest’ultimo, come sottolinea Schiavon: «Quello di presidente lo ritengo esclusivamente un titolo: se sotto non c’è altro, non significa niente».

Prima di tutto, che cosa è l’associazione Centro Don Bosco di Laives?

Una “galassia”, composta dai gruppi giovani, anziani, famiglia e dal Campo tenda, ciascuno con un proprio responsabile. Complessivamente parliamo di circa 8-900 soci.

Lei è stato eletto presidente qualche anno fa: che cosa si è proposto di fare alla guida di una “macchina” complessa come è l’associazione con le sue articolazioni?

Fin dall’inizio mi sono riproposto di tenere vivo lo spirito che è alla base dell’associazione, vale a dire: nessuno deve rimanere solo. Non è un compito facile e bisogna fare i conti anche con il passato dell’associazione, mantenendone vivo e attuale lo spirito che la anima. Ovviamente va tenuto conto anche della necessità di adeguarci ai tempi in evoluzione, in particolare per quanto riguarda i giovani.

Con la guida del gruppo anziani affidata a Lidia Cattoni, anche questo settore si è sviluppato molto negli ultimi anni ed è caratterizzato adesso da un bel dinamismo.

Certo, gli anziani naturalmente sono più legati a determinati canoni, ma questo non significa che non abbiano interesse verso le novità ed è ciò che stanno facendo le responsabili del settore organizzando tante belle iniziative. Si è anche sviluppato un interessante dialogo generazionale fra giovani e anziani.

Una macchina articolata, l’associazione Centro Don Bosco, che probabilmente non potrebbe funzionare a dovere se non ci fossero i volontari.

È proprio così. A proposito, vorrei esprimere una certa preoccupazione, perché è sempre più difficile trovare persone che abbiano voglia di mettersi in gioco, anche per qualche ora ogni settimana. I giovani in particolare non hanno tempo. Invito chiunque invece a provare l’esperienza del volontariato, perché dà soddisfazioni. Io stesso collaboro anche con altre associazioni, non solo a Laives, e anche altre realtà hanno lo stesso problema. Probabilmente c’è anche una certa stanchezza, tant’è che si fatica a passare il testimone. Lo stiamo vedendo con alcune associazioni. E non è facile stimolare il ricambio. Bisognerebbe considerare invece che fare volontariato non è funzionale solo a una associazione, ma un servizio per tutta la nostra collettività.

E per quanto riguarda la sede?  Tra non molto la biblioteca dovrebbe trasferirsi nell’edificio della nuova piazza e si libererebbe uno spazio al Don Bosco.

La nostra sede attuale è proprietà della parrocchia cittadina. È sicuramente molto grande, e dopo tanti anni sarebbe tempo di mettervi mano a fondo. Questo però dovrebbe avvenire con un confronto fra la proprietà, il Comune e la Provincia, un confronto senza il quale non si potrebbe affrontare un impegno del genere.

Come immagina il futuro dell’associazione Centro Don Bosco?

Come un dialogo sempre più aperto e costruttivo con altre associazioni e con la collettività, in particolare con i giovani, che sono il nostro futuro, facendo grandi passi attraverso i piccoli gesti.




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