Levoni punta su sostenibilità e made in Italy per crescere all’estero
Con cinquanta diversi tipi in produzione (su oltre 300 specialità in catalogo), che pesano per il 35% sul giro d’affari rispetto al 13% medio delle aziende del settore, il salame è uno dei fiori all’occhiello di Levoni, azienda cremonese che il prossimo anno celebrerà 115 anni di storia e che nel 2024 ha fatturato 160 milioni.
Le radici e il bilancio d’impatto
«Siamo una realtà molto legata a una distribuzione di tipo tradizionale, in oltre 10mila salumerie – racconta Marella Levoni, della famiglia che guida l’azienda da quattro generazioni – e per questo nel tempo abbiamo sviluppato prodotti che soddisfino tutti i gusti, dall’affumicato del tipo ungherese dell’Alto Adige al piccante della Calabria».
La diversificazione del prodotto è quindi nel Dna dell’azienda e l’innovazione è soprattutto nel campo delle ricette, come l’ultima all’Amarone. «Però è fondamentale l’utilizzo di soli aromi naturali e materie prime selezionate– continua Levoni – a partire dalla miscela di spezie usate per le varie lavorazioni. I nostri prodotti sono tutti senza glutine e senza lattosio. E utilizziamo solo carne di suini al 100% nati, allevati e macellati in Italia, proveniente dai circuiti delle Dop Parma e San Daniele. Il macello è a sette chilometri dalla nostra sede e l’allevamento più lontano è al massimo a cinque ore di camion. Il benessere animale è fondamentale anche per la bontà dei prodotti, ma la nostra attenzione alla sostenibilità è a 360 gradi, anche per quel che riguarda le ricadute sul territorio di Catellucchio (vicino Mantova, ndr) a cui siamo legati da sempre. Ci sono famiglie c che lavorano con noi per generazioni».
Con queste premesse non è stato difficile redigere raggiungere, pochi mesi fa lo status di Società Benefit. «Non abbiamo certo dovuto stravolgere l’azienda, perché la certificazione ricalca gli stessi criteri che ci hanno sempre ispirato».
Nel primo Report d’Impatto sono state indicate le azioni e i progetti studiati in linea con tre direttrici fondamentali in linea con i 17 obiettivi promossi dalla Ue. Sul fronte ambientale «è stato avviato un percorso di riduzione degli impatti lungo tutta la catena produttiva, lavorando su efficienza energetica, gestione idrica, uso responsabile delle risorse, valorizzazione dei sottoprodotti».
Il secondo pilastro riguarda il benessere delle persone e il sostegno attivo alle comunità e ai territori. «Levoni – secondo il Report – ha evoluto il suo modello di welfare in un sistema strutturato, inclusivo e accessibile, che promuove la conciliazione vita-lavoro, la salute a tutto tondo, l’educazione, l’ascolto e la partecipazione. È presente nei territori anche attraverso iniziative che rispondono ai bisogni concreti delle comunità locali, in collaborazione con enti, associazioni e istituzioni. Investe nella formazione come leva di crescita individuale e collettiva».
Infine ma non da ultimo, la governance: «l’azienda opera in modo trasparente, con una gestione responsabile e partecipata. Ha rafforzato i meccanismi di controllo, introdotto strumenti di rendicontazione e adottato codici etici e di condotta condivisa lungo la filiera. La governance si orienta a lungo termine, valorizzando la continuità familiare come garanzia di visione, rigore e coerenza».
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