L’esperto: russi alle Paralimpiadi, vi dico cosa è successo e cosa potrebbe succedere

Come è possibile che gli atleti russi e bielorussi alle Paralimpiadi di Milano Cortina possano gareggiare sotto la loro bandiera, nonostante la guerra d’invasione dell’Ucraina continui da quattro anni? La risposta alla domanda alla base della dichiarazione congiunta dei ministeri dello sport di oltre trenta paesi tra cui Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Canada, Giappone e Australia, nonché dalla Commissione europea, è piuttosto semplice. “Cio e Comitato Paralimpico Internazionale sono organizzazioni che godono di piena autonomia decisionale, e per questo possono adottare soluzioni differenti rispetto al medesimo contesto geopolitico”.
A provare a spiegare così il momento complicato sulla scena olimpica, movimentata dal caso che in questi giorni allarma la politica dello sport internazionale come il governo italiano, in quanto governo ospitate di Olimpiadi e Paralimpiadi, è Luca Ferrari, advisor legale di nomi come Novak Djokovic o Lewis Hamilton, partner del team corporate e responsabile del settore sport dello studio Withers. Che in vista del futuro, tra le altre cose, fa capire che per Los Angeles 2028 sarà comunque tutta un’altra storia.
Da capire ci sono sia le mosse del governo italiano, che dovrà gestire il caso sul terreno di casa (aveva pensato di non rilasciare i visti agli accompagnatori degli atleti paralimpici ma l’ipotesi non è praticabile), sia la portata della decisione del Comitato paralimpico, sia “se si può lavorare per un ripensamento alla decisione sugli atleti russi attesi in Italia”.
Il Cio ha ammesso russi e bielorussi come neutrali
In quota Cio, e quindi in contesto olimpico, per Milano Cortina è stato dato il via libera alla partecipazione degli atleti russi e bielorussi sotto il nome dei cosiddetti “neutrali”. La base “giuridica” è la costituzione dell’Individual Neutral Athlete (Ain), una categoria che pur nel rispetto di condizioni particolarmente rigorose consente la partecipazione ai Giochi in assenza di rappresentanza statale pensata per non violare il diritto individuale dell’atleta ma sanzionare gli stati ritenuti responsabili di aggressioni militari, violazioni gravi del diritto internazionale o comportamenti incompatibili con i principi dell’“Olimpismo”.
Gli atleti neutrali competono senza bandiera e senza inno, non partecipano alla parata delle delegazioni durante la cerimonia di apertura e non vengono inclusi nel medagliere ufficiale per Paesi. Le eventuali medaglie conquistate vengono registrate sotto una denominazione neutrale, a conferma della volontà del Cio di evitare qualsiasi forma, anche indiretta, di rappresentanza nazionale.
Il panel per i legami con il conflitto
Per gestire il tutto, è attivo l’Individual Neutral Athlete Eligibility Review Panel: il panel che analizza l’eventuale esistenza di legami, diretti o indiretti, con forze armate, agenzie di sicurezza statali, ma anche condotta, dichiarazioni, profili social degli atleti e rispettiva, possibile partecipazione ad eventi o iniziative riconducibili alla propaganda del conflitto.
“Il sì è il via a un percorso per riportare la Russia nello sport”
Il sì del Comitato paralimpico, insomma, va proprio nella direzione opposta. “Questa ammissione costituisce l’esito concreto di un percorso istituzionale avviato da tempo”, spiega Ferrari. La decisione cioè arriva da lontano, settembre 2025, dall’assemblea generale del Paralympic Committee che aveva votato per non confermare la sospensione dei Comitati Paralimpici di Russia e Bielorussia. “All’epoca diversi osservatori avevano ritenuto che, pur a fronte della rimozione della sospensione sul piano formale, la partecipazione degli atleti a Milano Cortina sarebbe stata difficilmente realizzabile, anche in considerazione dello stato avanzato dei percorsi di qualificazione – continua Ferrari – La successiva ammissione degli atleti è invece intervenuta sulla base dei poteri regolatori e discrezionali riconosciuti all’Ipc”. Tutto possibile e prevedibile, insomma.
Una questione di meccanismi di governance propri del sistema paralimpico, che per statuto per altro non prevede vada accompagnata la decisione con uno statement ufficiale che spieghi una motivazione politica o valoriale unitaria. L’Assemblea Generale dell’IPC è composta dai Comitati Paralimpici Nazionali, dalle Federazioni Internazionali e dalle Organizzazioni Internazionali dello Sport per persone con disabilità; ciascun membro dispone di un voto e le decisioni in materia di sospensione dei Comitati paralimpici nazionali vengono adottate tramite votazioni assembleari, secondo le maggioranze previste dallo statuto.
Come hanno votato
“Nel settembre – ricorda Ferrari – l’Assemblea ha votato su diverse mozioni relative alla sospensione dei Comitati Paralimpici di Russia e Bielorussia. In tutti i casi, né la sospensione totale né il mantenimento della sospensione parziale hanno ottenuto la maggioranza necessaria: per la Russia, ad esempio, la mozione di sospensione totale è stata respinta con 111 voti contrari (55 a favore) e quella di sospensione parziale con 91 voti contrari (77 a favore); analoghi esiti si sono registrati per la Bielorussia. In applicazione dello statuto dell’IPC, la mancata approvazione di tali mozioni ha comportato il ripristino dei pieni diritti di affiliazione al Comitato Paralimpico Internazionale dei due Comitati nazionali”.
Differenze sostanziali con il Cio, di fatto, che dovrebbero – fa capire ancora Ferrari – rispondere ai timori dei tanti che hanno visto in questa apertura al ritorno sulla scena dello sport russo un’anteprima di quello che potrebbe succedere per Los Angeles 2028, con un via libera alle prossime Olimpiadi estive nonostante la guerra in Ucraina continui. Simbolo possibile di un graduale cambio di rotta politico sul tema, una certa linea meno dura nei confronti di Mosca in diversi contesti globali emersa con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, “padrone di casa” dei prossimi Giochi.
“Pur condividendo i valori fondanti del Movimento Olimpico e della Carta Olimpica, CIO e IPC operano in modo indipendente e possono, in determinate circostanze, adottare soluzioni differenti rispetto al medesimo contesto geopolitico – sostiene Ferrari – allo stato, il Comitato Paralimpico Internazionale sembra orientato a consentire la partecipazione degli atleti russi e bielorussi alle competizioni anche in prospettiva dei Giochi Paralimpici di Los Angeles 2028. Diversa resta invece la linea seguita dal Cio, che continua a escludere la rappresentanza statale di Russia e Bielorussia e, almeno per ora, ammette unicamente una partecipazione individuale attraverso la categoria degli atleti neutrali”.
Abodi: “Decisione unilaterale”
“Ci dispiace perché questa decisione è stata presa unilateralmente, non in sintonia e in armonia con il Comitato olimpico internazionale. Gli atleti in questa vicenda rischiano di essere le vittime, noi vogliamo preservare la loro possibilità di competere”, spiega sul tema il ministro Andrea Abodi, da Livigno. “Ci si è dimenticati troppo velocemente di quanto successo il 24 febbraio 2022 tra Olimpiadi e Paralimpiadi, quando tradendo la tregua olimpica la Russia ha invaso l’Ucraina con la complicità bielorussa: la ragione per cui i russi e i bielorussi sono stati tenuti fuori dai Giochi”. Ma sul futuro, compresa la possibilità si decida per un ritiro dei visti ai componenti della spedizione russa alle Paralimpiadi, “si tratta di una decisione che riguarda soprattutto il ministero degli Esteri”, è il rimando alla Farnesina.
No ritiro visti
“Mi sento di escludere la possibilità che vengano ritirati i visti agli atleti paralimpici russi e bielorussi attesi alle Paralimpiadi, e relativi accompagnatori della delegazione ufficiale” spiega ancora il ministro dello Sport Andrea Abodi, a chiudere la discussione sulle possibili reazioni all’apertura del Comitato paralimpico.
Rimasta al vaglio del governo per alcune ore su proposta del ministro degli Esteri Antonio Tajani, la possibilità in un primo tempo era parsa l’unica risposta plausibile alle proteste della comunità internazionale davanti al via libera alla rappresentanza statale di Russia e Bielorussia.
No anche della Repubblica Ceca
Ma se la tensione sul tema può solo salire, dopo l’annuncio della delegazione dell’Ucraina della rinuncia alla partecipazione alla cerimonia di apertura dei Giochi paralimpici ha fatto lo stesso la Repubblica Ceca, il governo per il momento può solo stare a guardare.
“Da parte nostra abbiamo fatto quello che sentivamo di fare, esprimerci dichiarando fermamente la nostra posizione. Sui visti, però, il problema non sussiste, tecnicamente vorrebbe dire complicare il già complicato: anche perché dal punto di vista tecnico l’accreditamento segue procedure specifiche, sarebbe difficile intervenire”, spiega Abodi per chiudere una volta per tutte il confronto. “Siamo molto amareggiati per la scelta dell’Ipc, in una vicenda in cui gli atleti rischiano solo di essere le vittime”.
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