L’eredità milionaria di Pinuccia finisce con la condanna di chi si spacciava per ex fidanzato

Per anni nessuno aveva mai sentito parlare di lui. Poi, all’improvviso, il suo nome è comparso accanto a un’eredità da sei milioni di euro che appartenevano a Pinuccia, una donna con una vita morigerata e un grande tesoro nel cassetto. E ora per Enzo Pinelli, il sedicente ex fidanzato di Pinuccia, donna di 71 anni, è arrivata la condanna: due anni e quattro mesi per sostituzione di persona e frode informatica. Assolto invece dall’accusa di circonvenzione di incapace, perché secondo il tribunale Pinuccia non fu raggirata nel redigere il testamento.
Ma la vicenda resta un rebus. Giuseppina Maria Rista, per tutti Pinuccia, una vita senza eccessi in una vecchia casa nella parte nord-est di Torino, abitudini semplici, modi discreti. Nessuno avrebbe immaginato che dietro quella quotidianità dimessa si celasse un patrimonio enorme.
Quando Pinuccia morì, nell’aprile 2021, emerse un testamento che lasciava gran parte dei beni a Pinelli, 56 anni, commerciante d’auto. In un’agenda, sei giorni prima di morire, la donna aveva scritto di amarlo «tanto». Parole intime, improvvise, che sembravano raccontare una relazione rimasta nell’ombra.
Eppure, i tabulati telefonici dell’ultimo anno e mezzo, non riportano chiamate tra i due. Amici e parenti hanno raccontato di non aver mai sentito nominare quell’uomo. Nessuna fotografia insieme, nessuna traccia concreta di una frequentazione. Solo quelle righe su un’agenda, oggi oggetto di dubbi e perizie.
Un accertamento grafologico ha stabilito che il testamento fosse scritto di pugno da Pinuccia. Ma il documento è risultato nullo: mancava la data. Un dettaglio formale che in diritto pesa come un macigno. Nel frattempo è spuntato un altro testamento a favore di una vicina, trovato in una buca delle lettere. Troppi documenti, troppe versioni, troppe ombre.
Sul fronte penale, il pm Paolo Cappelli, ha sostenuto che dopo la morte della donna sarebbe stato aperto un conto online utilizzando i suoi codici personali e la carta d’identità trovata in casa. Per questo sono stati condannati anche tre complici: uno di loro a due anni e quattro mesi, mentre altri due imputati hanno ricevuto un anno e otto mesi.
C’è poi il racconto di una cugina, entrata nell’appartamento subito dopo il decesso: «Era tutto a soqquadro. I quadri tagliati sul retro, come se qualcuno cercasse soldi o documenti».
Pinelli, difeso dall’avvocato Giovanni Nigra, ha sempre sostenuto l’autenticità del testamento e ha presentato appello contro l’annullamento in sede civile. L’uomo, che lavora in Romania, non si è più visto nelle ultime fasi del procedimento e non sembra avere intenzione di tornare. I sei milioni restano congelati, affidati a un curatore.
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