Scienza e tecnologia

l’ennesimo miracolo per la console Nintendo?

Final Fantasy VII Rebirth sbarca su Switch 2 e lo fa alla grande: il secondo capitolo della trilogia remake arriva sull’handheld Nintendo portando con sé decine di ore di gioco e qualche compromesso, ma il risultato finale è sorprendente così come quasi tutti i porting che recentemente hanno popolato lo store della grande N, inclusa l’incredibile prova di Indiana Jones e l’Antico Cerchio su Switch 2. Abbiamo testato Rebirth sulla portatile Nintendo, ma è in arrivo anche su Xbox Series X|S, operazione che rende di fatto il titolo multipiattaforma nel vero senso della parola.

Un po’ di storia

Partiamo dalle basi. Rebirth è il secondo dei tre capitoli con cui la software house giapponese sta rielaborando l’originale del 1997, strutturando la storia in tre archi narrativi autonomi ma ovviamente connessi tra loro.

Su Switch è già arrivato il primo pezzo della storia, Final Fantasy VII Remake Intergrade, e c’è il pieno supporto al recupero dei salvataggi su Rebirth. Senza entrare nel campo minato degli spoiler, FF VII continua a seguire Cloud Strife e il gruppo Avalanche in un mondo più ampio e libero rispetto a Remake Intergrade, con un combat system ibrido tra azione in tempo reale e gestione a turni, con una maggiore sinergia tra i personaggi e quindi una struttura che richiede maggiore strategia e pianificazione.

Per chi vuole vivere la storia senza troppa pressione, la versione per Switch 2 e Xbox include una modalità di progressione semplificata che permette di affrontare il gioco in maniera più casual, con MP e HP illimitati e danni potenziati, consentendo di ottenere drop migliorati e più esperienza, di fatto rendendo il gioco completamente accessibile.

Il prezzo di listino sulla Standard Edition è fissato a 49,99 euro, mentre il peso sulla memoria nel nostro caso è stato di 91,7 GB, probabilmente il titolo più pesante a oggi disponibile sulla console ibrida Nintendo (30 GB in più rispetto a Indiana Jones, che già era particolarmente pesante).

Usciamo da Midgar… in portabilità

La nostra prova di gioco, lo diciamo senza mezzi termini, è stata incredibile. Nonostante gli ovvi compromessi, Switch 2 ha dimostrato ancora una volta di essere una console portatile unica sia come ricetta che per l’hardware NVIDIA, che rende possibile affinare il gioco con tecnologie come il DLSS, più avanzate e capaci rispetto a gran parte di quelle dei competitor diretti.

Il sistema di upscaling di NVIDIA, uno dei punti di forza dell’hardware di Switch 2, permette di giocare a 1080p in modalità docked, un risultato non straordinario ma che offre comunque una resa visiva accettabile, mantenendo saldo il target del 30 fps, che resta adeguato per una storia e una struttura di gioco come quella di FF VII.

In modalità portatile i compromessi vengono inevitabilmente smussati: qui lo scaler interviene in modo più aggressivo per compensare la minore potenza disponibile con l’intera composizione dell’immagine che tende a sfocare e artefatti visibili soprattutto sui dettagli fini. Come dicevamo, però, lo schermo più piccolo tende a perdonare molte incertezze, ma la nitidezza non è certamente assoluta.

Oltre a ciò, a causa della bassa risoluzione nativa, poi upscalata, oggetti molto sottili come capelli, cavi, rami degli alberi e ringhiere saranno affetti da un leggero shimmering (una specie di tremolio tipico delle ricostruzioni più aggressive) che può coinvolgere anche ombre e scalinate, dunque porzioni più ampie ma composte da dettagli fini, specialmente in movimento e nelle aree più aperte, dunque con maggiore carico sulla GPU.

A livello di comfort visivo non sarà mai un problema, anzi. Si tratta solo del necessario pedaggio per riuscire a giocare per oltre due ore in mobilità a 30 fps quasi granitici, un livello di prestazioni impressionante per un gioco oggettivamente impegnativo anche per configurazioni PC non troppo spinte.
C’è poi un effetto pop-in degli asset visibile ma non invalidante, frutto di una distanza di rendering non elevatissima, una scelta necessaria per non gravare troppo sull’hardware della console.

A livello di prestazioni difficilmente ci si allontana dai 30 fps fissi, anche se nelle sequenze più pesanti si potrebbe perdere una manciata di frame quasi impercettibile. Non ci sono vistosi cali ma casi estremamente limitati, per un gameplay stabile con performance costanti per tutta la durata del gioco. Sorprende soprattutto la responsività del gioco: nonostante i 30 fps, infatti, i tempi di risposta sono davvero eccellenti e questo amplifica ancora di più la sensazione di un’esperienza di alta qualità.

Al di là dei numeri, il titolo non perde il suo smalto e cerca di mantenere inalterata la sua identità visiva, riuscendoci alla grande.
Anche le texture, su cui avevamo molto timore, sono chiaramente visibili e ben conservate (ad esempio le trame delle maglie), mentre i riflessi sono per forza di cose limitati al minimo sindacale e le ombre, come già accennato, sono a risoluzione molto bassa.

In generale, Final Fantasy VII Rebirth si fa giocare in maniera eccelsa, con un risultato superiore anche rispetto ad alcuni handheld PC e rinunce del tutto accettabili per una resa complessiva davvero sbalorditiva. Un piccolo miracolo, ma Switch 2 ci sta facendo l’abitudine.


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